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ACCADDE OGGI - RICORRENZE DI EVENTI ACCADUTI


ERA IL 14 GIUGNO 1865 ...



Era un mercoledì, come oggi, quando Rosina partorì la sesta creatura. Probabilmente sia lei che il marito Luigi Savaglio pregarono come ogni genitore perché fosse in buona salute, ma certamente la loro speranza era più fondata di altri, visto che due figlie femmine si erano spente prima di compiere l'anno. Nicoletta, poi di nuovo Nicoletta, e la terza ancora in vita a due anni con lo stesso nome. Questa la chiamarono Maria Cristina, come la mamma di Luigi. I maschi, Antonio, il primogenito, e Salvatore, dieci e cinque anni, crescevano in buona salute e Luigi riponeva proprio nel primo tutte le sue attese: farlo diventare un bravo sarto, come lui.
Gli diceva sempre che bisognava apprendere subito un mestiere perchè non si sapeva come andava la vita; uno poteva restare anche orfano. Suo padre era morto a trentatre anni, come Gesù Cristo, e lo aveva lasciato che aveva solo quattro anni. Luigi si era sposato a Sammarco, ma non era di Sammarco. Era nato a Lattarico, ma non era di Lattarico perché i suoi venivano da Marano. La moglie Rosina Magnavita, lei sì era di Sammarco, ma per caso, perchè i genitori erano di Tarsia e di Cervicati. Rosina aveva tredici anni e mezzo quando si sposò. Luigi era un giovanotto maturo, ne aveva dieci di più. Andarono ad abitare al quartiere di Santomarco, al Casalicchio. La mamma di Luigi morirà nel 1867. Basta. Non sappiamo più nulla di loro. E qui finirebbe la storia ...
Beh, non sempre le storie finiscono con i documenti che ne parlano, perché fortunatamente oggi c'è un'opportunità, un tempo inimmaginabile, che ci viene offerta dalla rete telematica.
Se vogliamo proprio conoscere il seguito della storia basta che scriviamo su una pagina di ricerca, tipo Google, per intenderci, nomi e luoghi di cui siamo alla ricerca, partendo da dove abbiamo lasciato la nostra storia. Nel caso in questione digitiamo: "Savaglio Magnavita San Marco Argentano" e lasciamo che Google faccia la sua parte!
Quello che a tutti noi sembra un miracolo della rete è in verita frutto della curiosità, della ricerca, del lavoro, di contatti ecc. ecc. di varie persone, grazie alle quali oggi sappiamo il seguito di questa storia.
Cynthia Savaglia de Camargo Preturlon alla ricerca delle proprie origini italiane trovò proprio nelle pagine del sito riguardante le famiglie di San Marco Argentano il proprio cognome. Essendo una giornalista-scrittrice mi raccontò il seguito della storia che troverete a questo link (in portoghese, in basso la traduzione in italiano). Nella foto sopra riprodotta c'è tutta la famiglia di Antonio. Non abbiamo una foto di Maria Cristina, il cui anniversario della nascita ricorre oggi, ma riteniamo che possa somigliare ad una delle nipoti presenti nella foto.

San Marco Argentano, 14 giugno 2017

Paolo Chiaselotti

Antonio e Teresa ebbero altri tre figli, Rozina, Giovanni e Marietta, in città diverse dello Stato di San Paolo. E grazie ai suoi guadagni consistenti, potè permettersi di tornare in Italia a rivedere i suoi per ben quattro volte. Nella sua quarta rimpatriata nacquero i gemelli Felicio e Antonietta.
In una di queste traversate fece partire prima la sua famiglia, ma ci furono problemi di navigazione e la nave andò alla deriva per quaranta giorni, durante i quali rimase senza notizie sulla sua famiglia.
Giovanni, il mio bisnonno, soleva raccontare che una volta, quando erano in Italia, sua madre, Teresa, volgendo gli occhi al cielo, disse: "Non c'è cielo più bello del cielo del Brasile". Raccontava anche che una volta, mentre scherzava con dei bambini in una strada in Italia, comparve un bambino di colore. I bambini italiani, che non avevano mai visto un bambino nero, gli passarono addosso una mano per vedere se era tinto. Il mio avo che aveva già visto neri in Brasile spiegò che quello era il colore naturale della pelle.
I gemellini moriranno a soli tre anni di febbre gialla, lasciando Antonio disperato. Non aveva più forze e finì per contrarre una malattia. Si dice che si lasciò precipitare da una scala, morendo a soli quarantadue anni di età. Giovanni continuò ad abitare nella città in cui il papà era morto, e visto che era ebanista come il padre da cui aveva appreso il mestiere, aprì un negozio di mobili che chiamò "San Josè"
Iscritto ad un partito politico, fu anche consigliere della città Dois Corregos. Fondò il Mocoembu, una squadra di football, e anche la Società Italiana, di cui fu presidente per due anni. Si sposò con una figlia di italiani, Judite Basile, morta in un tragico incidente a San Paolo.
Era l'anno 1944, Josè e Judite avevano sette figli. Judite, la sua figlia maggiore Nilcea, incinta al sesto mese e il nipotino Josè Antonio di due anni stavano facendo acquisti in città. Nell'attraversare la strada Nilcea rimase come paralizzata nel vedere il tram che scendeva lungo la strada. Judite cercò di tirarla via inutilmente, ma si rese conto che era troppo tardi e lanciò sul marciapiedi il nipotino che teneva in braccio, salvandogli la vita. Lei e Nilcea furono investite dal tram, trovando una morte orribile.
Giovanni rimase vedovo fino alla morte avvenuta nel 1974, non senza un ulteriore lutto: la morte di uno dei suoi figli, mio nonno Walter Antonio, a cinquant'anni. Ha visto, però, crescere nove nipoti e cinque dei suoi diciannove pronipoti. Dei nove ne restano oggi otto di cui tre continuano il cognome Savaglia: Rodrigo, Marina e Ana Carolina, mia figlia.

Cynthia Savaglia de Camargo Preturlon (traduzione di Paolo Chiaselotti)

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