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ACCADDE OGGI - RICORRENZE DI EVENTI ACCADUTI


Era il 15 agosto 1823. Quelli di Positano ...


La ricorrenza di oggi mi permette di introdurre un aspetto molto interessante sulla storia di San Marco: la presenza di un cospicuo nucleo di Positanesi. Chi erano, quando e perché vi arrivarono sono le domande alle quali cercherò di rispondere.
In questa data, nel 1823, il consiglio comunale dell'epoca (decurionato) fu convocato per deliberare la sostituzione di un decurione affetto da "notabile malattia", formula usata per indicare che la persona era notoriamente e seriamente ammalata. Il decurione si chiamava Salvatore Aiello (altrove Ajello).
Nello stessa adunanza il decurionato fissava il prezzo medio della seta girella, rilevato alla Fiera della Conicella da poco svoltasi, in carlini diciassette e grana cinque per ogni libbra.
I due argomenti non sono, ovviamente correlati, ma ho voluto riportarli perché come vedremo il consigliere Aiello ha in qualche modo a che fare con una delle maggiori economie dell'epoca, il commercio della seta.
Quanto esso fosse rilevante anche nel nostro piccolo borgo lo rivela un'altra deliberazione anch'essa discussa il giorno di ferragosto -tu guarda il caso!- nell'anno milleottocentodiciannove. In essa è scritto testualmente che
" Il sig. Intendente autorizza il Decurionato di ogni Comune a stabilire il medio di tutti i prezzi della seta e considerando che in questo Comune non esiste altra seta, se non quella d'appalto con girella di una sola qualità, cioč fina, e che le notizie raccolte dal Cancelliere Comunale verificate nel corso di detto mese sono state di carlini ventotto per compra fattane dai Signori D.Filippo Fazzari e D.Michele La Regina, di carlini ventinove e trenta per compra fattane da' Signori D.Ignazio Valentoni, e D.Nicola Campagna, e D.Francesc'Antonio Sarri. Stante tali considerazioni e motivi, ha dato il parere che il prezzo medio sia di carlini ventinove per ogni libra. "
Forse vale la pena, prima di parlare degli Aiello, spiegare cos'era la seta "girella" prodotta a San Marco (la città allora non aveva ancora assunto l'appellativo Argentano). Da un editto di Ferdinando IV di Borbone comprendiamo che la produzione della seta era sottoposta a controlli rigorosi, trattandosi di uno dei maggiori beni nazionali, tanto che si proibiva espressamente ai trattori, cioè coloro che allungavano il filo tirandolo dai bozzoli, di impiegare i discepoli, inesperti, in questa delicata operazione. Tra i modi di tiratura vi erano quelli cosiddetti "d'appalto", "a costa" e "cirella", quest'ultimo, pur consentito nell'editto, era essenzialmente usato nella trama delle stoffe, mentre nell'ordito veniva usato l'organzino.
A San Marco non c'era alcuna filanda e la filatura, come pure l'allevamento dei bachi, avveniva nelle case. La maggior parte delle donne erano "filatrici", come risulta dagli atti d'anagrafe e stato civile, i mariti braccianti, ma tanto bastava per rendere estremamente produttivo e competitivo il mercato interno, retto dalle grandi famiglie borghesi, dagli Enti, dalle numerose congreghe religiose. Alla seta si accompagnava la produzione di legname, olio, vino, frumento. Insomma San Marco nella provincia era uno dei comuni più ricchi.
I primi ad accorgersi di questo ricco bacino territoriale furono alcuni signori di Positano, interessati in un modo o nell'altro alla produzione, alla vendita e agli scambi commerciali con altri prodotti provenienti dalla loro terra o da altri comuni in cui si erano stabiliti. Non saprei dire perchè proprio Positano fu attratta più di altre dal nostro centro calabrese, ma guardando alla genealogia di alcune famiglie trovo che almeno uno spostamento avvenne dapprima verso un centro costiero e quindi verso l'interno.
È venuto il momento di vedere chi fosse questo consigliere Aiello. Lo scopriamo dal suo atto di morte, avvenuta alcuni anni dopo la deliberazione che lo riguarda, precisamente nel 1831. Leggiamo che era un "mercadante" nato a Positano da un tal Nicola Ajello, e che abitava alla piazza di sopra con la moglie Teresa Mandara. Ai nomi delle persone citate l'ufficiale d'anagrafe aveva anteposto un rispettoso "don". Scopriamo che il decurione aveva un fratello, Luigi, che morirà vent'anni dopo, anch'egli domiciliato alla piazza di sopra, indicato nell'atto di morte con il titolo di civile, cioè di persona benestante.
Per poter dire che a San Marco si stabilì un nucleo di Positanesi non basta certo aver trovato questi due nomi, anche se fondamentali nella ricerca, bisogna vedere se vi furono altre famiglie provenienti da Positano. Avendo, a suo tempo, trascritto su supporto informatico tutte le nascite, i matrimoni e le morti avvenuti a San Marco, oggi mi è facile verificare quanti provenissero da quel centro costiero, ed è sorprendente scoprire che alla voce "Positano", digitata sul registro dei deceduti appaiono ben diciassette nominativi!
Scorrendo i nomi ed isolando i cognomi scopro che le famiglie, formate da uno o più componenti, sono in tutto nove: Ajello, Attanasio, Caldieri, D'Urso, Parlati, Romita, Talamo, Tursi, Verona, un bel numero davvero, pensando che quasi tutti si occupavano di commercio. Spulciando con maggiore attenzione tra affinità e parentele scopro che queste uniscono alcune delle famiglie anzidette ad esempio Attanasio, Parlati, Talamo e D'urso. Tutte le coppie provenivano da Positano già sposate, solo una Ajello si sposò a San Marco. È interessante notare come i Positanesi abbiano saputo ben inserirsi nel tessuto sociale sammrachese, anche attraverso matrimoni con famiglie benestanti.
Da una ricerca su Internet ho scoperto che alcune delle famiglie da me citate come Attanasio, Talamo, Parlati erano ben note nel paese di origine per commerci e industrie estesi in vari paesi.
Non tutti erano commercianti, alcuni dei residenti in loco arano funzionari nella pubblica amministrazione. È interessante notare come queste famiglie avessero scelto i loro domicili al di fuori della vecchia cinta storica facente capo ai quartieri Capo Le Rose, Crité, Sant'Antonio Abate, preferendo il quartiere a ridosso della piazza di sopra e della cosiddetta Porta Vecchia, che rappresentavano le nuove possibili aree di sviluppo, come avvenne anni più tardi con la strada verso i paesi cosiddetti albanesi.
Quale di questi cognomi è sopravvissuto allo scorrere del tempo? Uno, certamente: Ajello, di altri due è rimasto qualche discendente che non dimentica le origini e il passato: Attanasio e Romita.

Per il contesto socio-economico dell'epoca vedi anche pagina su famiglia De Chiara

San Marco Argentano, 15 agosto 2020

Paolo Chiaselotti


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