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ACCADDE OGGI - RICORRENZE DI EVENTI ACCADUTI


ERA IL 16 SETTEMBRE 1832 ...

... QUANDO UNA GIOVANE SPOSA DISSE SÌ AL SUO AMATO.

Avrei potuto iniziare il racconto della ricorrenza odierna con il sì dello sposo, ma ho pensato che in una scala di valori era la donna, nel caso specifico, il soggetto che traeva il maggior beneficio dal matrimonio. O quanto meno che lo sposo fosse più noto della sposa.
Entrambi non erano di San Marco. Perché allora si sposarono nella nostra città?
Cominciamo con le presentazioni. Lo sposo, trentenne, era napoletano. La sposa, ventenne, veniva da Mottafollone, allora rione di San Sosti.
Probabilmente si conobbero in quest'ultimo comune e probabilmente lo sposo guardò quella giovane con interesse, con prudenza e ... dall'alto in basso. Non perché fosse superbo, ma perché, se la mia visionaria supposizione ha un qualche fondamento, Gennaro, questo il nome del giovane, la vide nel Santuario del Pettoruto mentre entrambi dedicavano i loro pensieri alla Beata Vergine.
Lui dall'alto di un'impalcatura mentre stava dipingendo l'ascensione al cielo, lei, Maria Teresa, mentre rivolgeva una prece votiva.
Siccome a scrivere la storia sono io, mi piace immaginarla come ve l'ho illustrata, ma voi siete liberi di pensare che l'incontro sia avvenuto in casa di don Vincenzo Guidi, padre della sposa, in occasione di un incontro di lavoro con il pittore Luigi De Nicola, genitore dello sposo. E che mentre donna Rachele Palmetta faceva gli onori di casa, seduti l'uno di fronte all'altro nel salone, ci fossero Gennaro e Maria Teresa.
Può darsi che le cose siano andate diversamente, e cioè che a far da ruffiano involontario sia stato il vescovo dell'epoca monsignor Felice Greco, che aveva commissionato alla premiata ditta Luigi De Nicola e figlio, i dipinti del santuario in onore della Madonna del Pettoruto.
Comunque sia andata, innamorarsi e sposarsi per Gennaro e Maria Teresa fu un tutt'uno. O la vide dall'alto, o di fronte, o più da vicino, fatto sta che si videro, si piacquero e tosto giacquero. A conti fatti il frutto dell'amore fu precoce. All'erede dell'affermata bottega De Nicola fu imposto l'impegnativo nome di Raffaello, con la speranza che avrebbe portato ai più alti livelli la maestria generazionale.
Siamo a maggio del 1833, anno in cui la famiglia De Nicola scompare dalla nostra storia, nel senso che non abbiamo più alcuna registrazione anagrafica o dello stato civile.
Fortunatamente esistono fonti archivistiche che mi hanno consentito di cercare altrove ciò che non trovavo negli archivi locali. È il caso dell'Archivio di Stato di Cosenza, che ha messo on line un motore di ricerca di cognomi di persone vissute nel secolo XIX. Bene, attraverso questo impagabile servizio (il merito va al dirigente e al personale tutto dell'Archivio di Stato), ho trovato che Raffaello non proseguì l'attività di famiglia.
Si sposò nel 1859 con Maria Pasqualina Romolo a Mottafollone dove nacquero quattro figli. Il fervore risorgimentale lo portò a dare il nome del mitico eroe dei due mondi al primogenito: Garibaldi De Nicola, nato nel 1861, anno del neo costituito Regno d'Italia. Se la passione politica abbia precluso i buoni rapporti con la chiesa locale non saprei dirlo, ma Raffaello negli atti di nascita dei figli non è mai registrato come pittore, bensì come civile, segno che aveva raggiunto una posizione economica che gli consentiva di ammirare l'arte senza alcuna partecipazione diretta. Per completezza di informazioni sulla famiglia potete leggere la pagina sull'Ottocento dietro l'angolo.
Non saprei dirvi se Luigi e Gennaro dipinsero qualcosa a San Marco, ma ho trovato sempre in internet, una pagina che illustra l'impegno di Luigi De Nicola nella chiesa del Pettoruto a San Sosti, dalla quale pagina ho tratto sia l'incipit della storia che la foto in alto. In essa si legge la firma di Luigi De Nicola Pittore e la data: Napoli 23 agosto 1834.
Vi invito a visitare la pagina ricca di informazioni preziose e a segnalarmi eventuali presenze di quadri o affreschi a firma di Gennaro o di Luigi De Nicola nel nostro territorio.

San Marco Argentano, 16 settembre 2018

Paolo Chiaselotti



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