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ACCADDE OGGI - RICORRENZE DI EVENTI ACCADUTI


UNA BEFANA MOVIMENTA ... ERA IL 1886

"Scusate, signor Romano, ci dite, a me e al mio amico Francesco, come sono i sammarchesi?"

Sta facendo buio e il signor Romano non riesce a distinguere bene i due giovani che lo hanno fermato. Uno gli sembra il figlio di Angelo, il barbiere, l'altro non l'ha mai visto, ma dal grembiule di cuoio che si intravede sotto il mantello capisce che si tratta di un forgiaro. Scorge anche la canna di un revolver che il giovane impugna seminascosto dal mantello.
Cerca di capire il significato della domanda che il giovane gli ha rivolto con tono minaccioso.
"Come sono i sammarchesi? e ditemelo voi come sono i sammarchesi. A me che sono siciliano di Catania mi venite a chiedere come sono i sammarchesi ..."
Nel dire queste parole il signor Romano cercava di vedere se sulla strada o affacciato su qualche porta ci fosse qualcuno che lo potesse aiutare. Vide alcune persone poco distanti, ferme sulla strada, che gli parvero stessero lì apposta per impedirgli di proseguire. Capì che gli avevano teso un agguato e che se avesse detto o fatto qualcosa fuori posto lo avrebbero aggredito e malmenato. Cercò di ricordare a chi avesse potuto pestare i piedi o fare qualche torto, e con riferimento alla domanda che il giovane gli aveva rivolto tenendolo sotto tiro pensò che qualcuno avesse riferito a quel giovane una conversazione accesa che aveva avuto qualche giorno prima con quel farabutto di Giovanni ...
O forse Giovanni stesso li aveva mandati per vendicarsi della lettera che gli aveva spedito. Ma sulla lettera non aveva fatto riferimento ai sammarchesi, pensò, aveva solo offeso, meritatamente, quell'avanzo di galera ...
I pensieri gli si affollavano nella mente, ma quello che più gli faceva pulsare le tempie era una voce interiore che gli diceva insistentemente: scappa, scappa, tanto non ti spara! E così fece.
Fingendo di raccogliere il cappello che gli era caduto dalle mani, si girò di colpo su se stesso e si diede alla fuga, invocando disperatamente aiuto nella strada deserta e male illuminata.
Vide uno spiraglio di luce provenire dalla porta del compare Antonio. Spinse l'uscio e una volta dentro chiuse la porta con il chiavistello e il paletto di sicurezza. Poi scivolò seduto a terra, aspettando che qualcuno lo soccorresse, il compare Antonio, o il figlio o chiunque altro ci fosse in quella casa.

Ma cosa era successo in quella fredda sera dell'Epifania? e chi erano tutti quei giovani che dopo le minacce lo avevano inseguito gridandogli ingiurie e scagliandogli pietre? Ma soprattutto chi era il signor Romano, Bendetto Romano, nativo di Catania? e che cosa aveva fatto per rischiare di finire sotto il ponte di Sacchini, pestato a sangue se non addirittura ucciso?

" Si calmi, signor Romano. Si calmi e non offenda nessuno, neppure gli imputati, e soprattutto non dia giudizi avventati! Si limiti ad esporre i fatti."
"Sissignore, signor don Felice"
"Signor pretore, mi chiami solamente signor pretore. Prego."

E mentre Benedetto Romano esponeva i fatti, i giovani imputati si giravano verso il pubblico per cercare di scorgere un'espressione di disprezzo collettivo verso quello schifoso individuo venuto dalla Sicilia ad oltraggiare il popolo sammarchese. I due più giovani, Pasquale ed Ercole, erano quelli che ogni volta che il signor Romano faceva qualche nome, affermando di riconoscerne la sagoma e i lineamenti, si portavano l'indice alla tempia come a dire "È pazzo!"
Gli altri, compreso colui che l'offeso accusava di impugnare un'arma, mantenevano un contegno distaccato, quasi che le accuse riguardassero altri. Don Enrico, seduto a lato dell'avvocato difensore, gli sussurrava ogni tanto qualcosa all'orecchio, e aveva l'aria di chi si trovava a passare lí per caso, anche se a parere del signor Romano, sarebbe stato proprio lui ad organizzare quella spedizione di malandrini.

"Ma quale pistola, signor giudice. Il signor Romano ha detto che ha visto la canna, non la pistola! Ed era proprio una canna, che tenevo sotto il mantello, come un bastone, per non scivolare sulla neve!" disse Francesco, il ferraio.

"Ce l'aveva, ce l'aveva, signor pretore. Sono un commesso viaggiatore e ne ho viste di pistole!"

"Insomma, voi dite che stavate parlando tra di voi, quando è transitato il signor Benedetto Romano" disse il giudice Felice Perfetti, rivolgendosi agli imputati " e le pietre che lo hanno ferito alla testa chi le ha lanciate?"
"Lui" disse il signor Romano, indicando il giovane barbiere Vincenzo, il figlio di Angelo "lo conosco bene, perché vado sempre nella bottega del padre a farmi i capelli e la barba"

Il giudice finse di non sentire il salace commento dell'accusato. Concluse l'udienza con tre condanne, tre assoluzioni e un inaspettato invito al signor Romano di astenersi, in futuro, di definire i sammarchesi "una massa di cornuti"

San Marco Argentano 6 gennaio 2021

Paolo Chiaselotti

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