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I MISTERI DI SANTO MARCO - 2.



La maggiore curiosità che desta la chiesa dedicata all'evangelista Marco è la sua datazione. Non abbiamo alcun documento che ne attesti la nascita. Sappiamo soltanto che l'autore della Cronistoria di San Marco Argentano, il teologo Salvatore Cristofaro, afferma che la chiesa fu edificata, per volere di monsignor Gennaro Sibilia, su una preesistente "cappelletta dell'Epifania di diritto patronato", nei primissimi anni del Settecento, mentre dalla Relazione ad limina del vescovo Antonio Migliori, risulta che già nel 1590 esisteva "fuori le mura" una chiesa Sancti Marci.
La testimonianza del Cristofaro non è attendibile in quanto basata sul testo di un'epigrafe mal interpretata (come egli stesso afferma in appendice alla Cronistoria), apposta nella chiesa nell'anno 1848 a conclusione di un restauro. Essa, tuttavia, torna utile per capire cosa avvenne di quel tempio fuori le mura. Ma forse è opportuno partire dai giorni nostri andando a ritroso nel tempo.
Tralasciando il più recente intervento del 2016 che ha comportato solo lavori di consolidamento, abbellimento, intonacatura e tinteggiatura, e quello di semplici restauri del 1956, l'intervento maggiore è documentato da un'epigrafe latina nel 1927 posta sopra l'ingresso, nella quale si legge che il parroco Rocco rifece la facciata del tempio dedicato al patrono San Marco. Poichè i lavori furono il frutto di una colletta tra i fedeli, è presumibile che anche in questo caso si trattò di lavori di restauro.
L'unica testimonianza di lavori di rifacimento di una certa importanza risale al 1848, quando il teologo Vincenzo Campagna "redegit" la chiesa di San Marco Evangelista "ad praesentem formam". Che non si trattasse di semplici lavori di restauro, ma di interventi di ricostruzione e forse modifica, è ipotizzabile dal testo dell'epigrafe (oggi nell'atrio dell'episcopio) e in particolare nell'ipotesi contenuta nell'iscrizione e cioè che quel tempio forse fu edificato come cenacolo di un collegio sacerdotale. Il teologo, a conclusione della memoria, invoca il Signore perchè possa realizzarsi il santo proposito dell'immortale fondatore di quella chiesa, il vescovo Nicola Brescia.
Dall'iscrizione desumiamo che la chiesa doveva essere una prebenda teologale affidata al predetto Campagna ("sui ratione officii") e che l'edificio faceva parte di un progetto che prevedeva un collegio per la preparazione superiore di giovani sacerdoti. L'ideatore di questo complesso era Nicola Brescia, che fu vescovo della diocesi di San Marco dal 1747 al 1768. Qual era lo stato della chiesa quando Vincenzo Campagna decise di riprendere i lavori?
L'autore della Cronistoria contraddice il Campagna dicendo che l'edificio sacro non fu fatto costruire da Nicola Brescia, ma dal vescovo Matteo Sibilia tra il 1704 e il 1709 su disegno del San Carlo all'Arena a Napoli. Non sappiamo da dove il Cristofaro abbia tratto questa notizia, tuttavia considerando la brevità dell'episcopato e la successiva vacanza della sede vescovile è molto probabile che il Sibilia sia stato solo l'iniziatore dei lavori.
Ma com'era la chiesa nel 1590? Non lo sappiamo,a meno che non sia vero che si trattasse di una cappelletta come afferma il Cristofaro, ma in ogni caso non era intitolata all'Epifania ma a San Marco datto che, come abbiamo visto, si teneva una processione con partecipazione di molti fedeli. Molto probabilmente era a pianta centrale visto che continuò a conservare questa forma. C'è un dato che aggiunge ancora qualche mistero sull'origine della chiesa. Nella Platea delle Clarisse, e precisamente nel bilancio dell'anno 1663, nella nota delle spese risulta che il monastero pagava alla Badia di San Marco ducati dieci annui! Che non si tratti della Badia della Matina è immediatamente chiarito dalla voce successiva da cui risulta che il monastero versava annualmente alla Badia della Matina ducati 1 e 1 grana. Qual era questa Badia di San Marco?!
Difficile pensare che si tratti di un errore da parte di chi stilò il bilancio, mentre è possibile che la chiesa continuasse ad essere chiamata con il nome di badia perché in origine era una laura bizantina. Mi chiedo, infine, perchè mai una chiesa intitolata al santo, da cui il castrum consolidato dal Guiscardo (o edificato come vuole qualcuno) prese il nome, fosse fuori le mura? I casi sono due: o esisteva un edificio che ne evocava il nome o esistevano le mura. È molto probabile che a tener fuori dalle fortificazioni un piccolo cenobio di origine orientale sia stata la scelta più rispettosa e ovvia. Meno probabile che il Guiscardo o qualche suo successore abbia deciso di costruire un piccolo tempio dedicato al Santo che avrebbe attraversato il nostro territorio contribuendo alla sua cristianizzazione con il battesimo di coloro che ne divennero i primi martiri.
Son cose complicate, prive di documentazione, per cui ognuno può dire la sua. Io dico soltanto che la fede è una cosa molto seria che non ha bisogno di conferme storiche, ma sarebbe un guaio serio se la storia avesse bisogno della fede.




San Marco Argentano 10.5.2021

Paolo Chiaselotti



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