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ALBANO
Storie portate dal vento gelido di febbraio, nella media Valle del Crati.


C'era in giro la diceria che le cattive notizie le porta la levantina.
Era proprio come una di queste sere di febbraio, sul crepuscolo, molti decenni orsono: il tempo era mutato nel volgere di un paio d'ore. Ed aveva iniziato a soffiare un forte vento di grecale -era quello che nella zona chiamavano la levantina.
Luigina aveva chiamato il nipote Biagio, porgendogli un paniere con al fondo delle uova e sopra un mazzo di broccoli. "Vai figlio -si rivolgeva sempre così ai bambini- tu che hai le gambe leggere, vallo a portare a Emilia, perché mi sa che con questo vento suo marito Luigi stasera se ne va".
Da un paio di giorni Luigina sentiva un gran movimento nella casa sopra la sua e al mattino, di buonora, aveva visto anche il medico condotto del paese che si inerpicava a passo svelto, come non era solito fare -anche perché già al mattino di buonora tracannava qualche bicchierino di anice forte Bosco, quello che era più in voga allora- e si dirigeva verso casa di Luigi. E anche questa visita insolita faceva presagire il peggio ai vicini.
In quattro salti, con l'abilità che lo contraddistingueva, Biagio era davanti alla porta di Luigi e cominciò a bussare: "zia Emilia apritemi che vi devo lasciare un paniere che vi manda la nonna". Emilia fu pronta ad aprire e preso il paniere lo fece entrare nella stanza che dava oltre l'ingresso e che era camera da letto e soggiorno.
"Luigi guarda c'è Biagio, il nipote di Luigina, il figlio di Maruzzo, che ti ha portato le uova." Luigi alzò a malapena un braccio in segno di saluto e già facendo questo gesto fu preso dall'affanno.
Come succedeva ogni volta che entrava in quella casa, l'attenzione del bambino era tutta rivolta ad una foto incorniciata che stava sul comò. La foto di un giovane in divisa militare. E ogni volta chiedeva poi alla nonna spiegazione di quella foto.
Era Albano, l'unico figlio maschio di Luigi ed Emilia che era morto in guerra. E si raccontava una storia a proposito. Che Albano si trovava sul fronte greco come veniva chiamato (era uno dei tanti mandati a spezzare le reni alla Grecia, uno che di reni spezzate aveva visto sono le sue, sotto il peso di un lavoro duro nei campi). Dopo l'armistizio dell'otto settembre, raccontavano (ma non venne data alla famiglia mai nessuna comunicazione) che i tedeschi avevano imbarcato i soldati italiani su una loro nave che venne poi fatta affondare nell'Egeo.
Ai genitori era rimasta quella fotografia in divisa militare che avevano sempre davanti agli occhi. Biagio aveva sempre presente la storia che gli avevano raccontato e a sua volta la raccontava ai suoi compagni di scuola. Il rivedere la foto lo commuoveva sempre allo stesso modo e allora scappava da quella casa salutando frettolosamente. Poi si pentì di non aver salutato con più affettuosità i due anziani e in particolare Luigi che secondo la nonna quella stessa notte sarebbe stato portato via dalla levantina. Quella notte infatti il bambino, un po' per il freddo e di più per la paura, si rannicchiò sotto le coperte ancor di più di come faceva usualmente e tardò a prender sonno.
La mattina, andando a scuola, il vento era diminuito e il primo pensiero fu subito alla sera precedente. Cosi ritornò sui suoi passi e si diresse verso casa della nonna che vide uscir di casa a passo svelto diretta alla casa dei vicini. Da casa di Luigi intanto usciva a passo incerto il fratello minore Antonino. Biagio si era girato e gli era andato incontro domandando con ansia "Che nuove zio Antonino, come sta lo zio Luigi, guarisce?"
"È arrivato il medico , ora gli fa le cure, noi aspettiamo, dobbiamo stare ad aspettare l'effetto delle cure, dobbiamo essere diplomatici."
Biagio non conosceva la parola diplomatici. Lo zio Antonino voleva significare, glielo spiegò strada facendo, stare calmi e aspettare. Quando uscì da scuola sentì il rintocco delle campane a morto e il pensiero corse subito a Luigi. Così cominciò a correre verso casa, come faceva in genere quando aveva paura di qualcosa o se veniva rimproverato da qualche adulto per strada.
Incontrò la nonna che tornava dalla campagna con una grossa cesta in testa e le chiese dei rintocchi della campana.
"Come ti dicevo ieri, la levantina è una brutta cosa. Luigi è andato a rivedere il figlio annegato in mare."

Da quell'episodio e per tutti gli anni a venire, quando si intratteneva ad ascoltare i racconti degli adulti nella bottega del barbiere dove spesso si riprendevano i fatti della guerra o del servizio di leva, Biagio andava subito col pensiero a quella nave affondata dai tedeschi nell'Egeo. E a quella fotografia sul comò. Di questo si nutrì anche in seguito la sua coscienza civile contro le guerre.
Quando diventò adulto andò a lavorare in fabbrica a Torino, li diventò amico di un pugliese di Lecce che gli fece conoscere delle persone che si battevano per l'obiezione di coscienza al servizio militare. Li cominciò a frequentò e a partecipare sempre di più a tutte le marce antimilitariste che si svolgevano in città. Poi iniziò una costante militanza sindacale.
Venne licenziato alcuni anni dopo e ritornò al paese da cui era partito, mantenendo contatti telefonici ed epistolari coi nuovi amici che aveva conosciuto al nord. Non aveva più molti amici laggiù, erano tutti emigrati. Di tanto in tanto faceva visita al cimitero e non mancava mai di soffermarsi davanti alle tombe dei genitori di Albano.

Roberto Salerno

roberto.salerno@unifi.it


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