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L'ANTISTORIA

MARCO BOEMONDO ALLA CROCIATA- TERZO EPISODIO

Assedio di Nicea, miniatura da Wikipedia
Miniatura del XIII secolo, raffigurante l'azione descritta nel presente libro (Proiiciebant autem nostri capita occisorum funda in urbem)

Boemondo e i Crociati all'attacco di Nicea ...

Libro II - cap. VII, VIII
In questa parte delle Gesta Francorum, l'anonimo cronista (un monaco al seguito della crociata?) spiega per filo e per segno crucis come ... farsi strada in simili frangenti. Cosa non semplice, se pensiamo alle migliaia di persone che al seguito di poderosi eserciti dovevano attraversare territori vastissimi e, per giunta, ostili sotto ogni aspetto, e ai mille problemi che questo enorme transito di gente comportava.
Un po' come accadde a Cesare quando oltrepassò il Rubicone, anche Tancredi, il nipote di Boemondo, e Riccardo del Principato decisero di oltrepassare il Brachium, ovvero quello stretto tra il Mar Nero e il Mar di Marmara che conosciamo col nome di Bosforo. Boemondo e il conte di Sant'Egidio, giunto dopo di lui a Costantinopoli, si fermarono nella capitale bizantina. Boemondo, che guidava la Crociata, vi rimase per discutere con l'imperatore Alessio sui rifornimenti di viveri da inviare all'enorme massa di pellegrini, soldati e cavalieri che si erano già inoltrati nelle terre occupate dai turchi.
Se ne occupò Goffredo di Buglione, assieme agli altri che avevano già oltrepassato il Bosforo. Da Nicomedia a Nicea fecero aprire una strada a soldati armati di asce e spade, lungo un percorso montuoso, i quali provvidero anche alla ... segnaletica per il passaggio dei pellegrini, sistemandovi tantissime croci in legno o di ferro fissate a pali. Così una fila interminabile di Crociati e gente comune giunse alle porte di Nicea il quarto giorno delle seconde none di maggio, ovvero il 18 maggio dell'anno 1097, che segna la data d'inizio dell'assedio.
In verità, dopo essersi accampati, la prima nemica fu la fame, assieme alla speculazione di chi aveva a disposizione il poco pane rimasto, venduto dai venti ai trenta denari al pezzo. Ci pensò San ... Boemondo a far uscire dalla triste situazione tutta quella gente: grazie ai colloqui avuti con l'imperatore, arrivarono per mare e per terra, enormi quantità di viveri.
Il cronista afferma che l'assedio era iniziato il giorno dell'Ascensione. Mi tengo, per mia naturale ritrosia, lontano da ogni calcolo temporale e avendo detto sopra che il giorno in cui i Crociati si accamparono era il 18 maggio, vi scorgo una qualche incoerenza. Trattandosi di una data legata all'Ascensione, questione serissima affrontata proprio a Nicea in un concilio ecumenico quasi otto secoli prima, non voglio approfondire questo aspetto, ma mi limito a tradurre ciò che narra il cronista:
" Nel giorno dell'Ascensione del Signore iniziammo a circondare da ogni lato la città e a costruire strumenti e torri in legno, per poter abbattere le torri murarie. Per due giorni assaltammo la città con una tale violenza, come se stessimo scavando il muro della città."
Se le parole hanno un senso il giorno dell'ascesa al Cielo del precursore dei Crociati, questi ultimi iniziarono a costruire delle torri in legno. Seguirono due giorni di assalti incessanti dall'alto e dal basso scavando nelle fondamenta, inutilmente, uccidendo i soccorritori, inutilmente, ridendo di altri che si eran portati appresso corde per trasferirli nel Khorasan, inutilmente, scagliando con le catapulte decine e decine di teste di turchi decapitati, inutilmente. Allora si fecero avanti il conte di Normandia, il conte Stefano, Ruggero di Bernavilla, Boemondo in persona, Roberto Scalio, il conte di Sant'Egidio, il vescovo podiense con tutti i loro eserciti, tutti impegnati con tenacia per quasi due mesi nel tentativo di conquistare la città ... da terra. Eh, sì, perché Nicea sorgeva su un lago immenso, che nessuno aveva mai pensato di utilizzare per attaccarla, in quanto ci volevano le navi e gli unici a solcare quelle acque erano i legni turchi che andavano e venivano portando tutto il necessario alla città assediata.
Ora voi non dovete far altro che immaginare tutte quelle teste calde fermarsi per un attimo a riflettere e giungere alla conclusione che quel lago avrebbe offerto loro ... un'ancora di approdo! Se poi, volete dar credito al fatto che essendoci in fondo al lago la chiesa dove si tenne il famoso Concilio 1 e che da essa possa esser emerso all'occorrenza lo spirito divino, sono ipotesi che non intendo minimamente contrastare, fatto sta che detto, fatto, i nobili cavalieri giunsero alla conclusione che sarebbero entrati nella città dalle acque del lago.

Ora io immagino che chi legge questa pagina abbia subito intuito quale fu la mossa successiva di Boemondo e dei suoi: chiedere all'imperatore di spostare le loro navi da dove erano al porto di Civito e quindi da lí caricarle su carri e farle trainare da buoi attraverso montagne e boschi fino a raggiungere il lago. Io, se non l'avessi letto non ci sarei mai arrivato. E così fu fatto.
L'imperatore ci mise anche dei suo: oltre ai carri e ai buoi vi aggiunse i suoi Turcopoli, che, come tutti sanno sono più cattivi dei Turchi, avendo dalla nascita il dente avvelenato per il mancato riconoscimento.
Al primo chiarore le navi piene di Turcopoli armati fino ai denti vengono messe in acqua. Risultato? In un rigo il cronista dice tutto ciò che accadde: i Turchi, spaventati a morte, si mettono a gridare e a piangere, mentre i Franchi gioivano e rendevano gloria a Dio !

Insomma, morti ammazzati a migliaia, teste recise e buttate oltre le mura, sangue che scorre a fiumi per oltre sessanta giorni, tanti "espertissimi cavalieri" e alla fine chi ti risolve la questione? Quattro figli di 'bona mamma in barca!
C'est la vie! avrà pensato Boemondo, riflettendo anche sul fatto che l'imperatore volle che tutti i prigionieri turchi fossero trasferiti in piena libertà nella sua città. Non so se il cronista seppe darsi al momento una risposta, ma in ogni caso non ha dubbi: per averli pronti all'occorrenza contro gli stessi Franchi.

E a chiusura della storia mi corre l'obbligo di citare per intero le conclusioni del nostro cronista.
"Quell'assedio ci tenne impegnati sette settimane e tre giorni e molti dei nostri vi ricevettero il martirio, rendendo pieni di letizia e di gioia l'anima felice a Dio; e di quella gente poverissima molti morirono per fame in nome di Cristo. In cielo portarono trionfanti la stola del martirio subìto dicendo all'unisono: 'Signore, vendica il nostro sangue, profuso per te, che sei benedetto e degno di lodi nei secoli dei secoli. Amen '"


1 La notizia del rilevamento sul fondo del Lago di una chiesa e l'ipotesi che fosse stata sede del Concilio è tratta da Wikipedia alla voce 'Lago di Iznik'

A coloro che proterviamente non rinunciano a prendere la vita vita troppo seriamente, offro a conclusione di queste mie leggerezze, e sempre senza alcuna spesa aggiuntiva, la versione integrale dei Capitoli VII e VIII del Libro II delle Gesta Francorum, con la mia personale traduzione. Se vi fosse altro da dire, sarà mia premura farvelo sapere.


San Marco Argentano, 23 giugno 2023

Paolo Chiaselotti
In alto una miniatura, tratta da Wikipedia, riproducente l'assedio di Nicea con l'episodio delle teste dei Turchi uccisi gettate dai Cristiani oltre le mura della città assediata.

Il testo latino è reperibile ai seguenti indirizzi:
https://www.thelatinlibrary.com/medieval.html
https://www.documentacatholicaomnia.eu


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