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ANTISTORIA


PROCESSO AL GUISCARDO. LA SENTENZA.

Processo al Guiscardo  terza udienza
Immaginario processo ai cronisti dell'epoca del Guiscardo (da un fotogramma di "Il nome della rosa", miniserie televisiva RAI TV diretta da Giacomo Battiato)

PROCESSO IN DIFESA DELL’ONORABILITÀ DEL GUISCARDO E DI SAN MARCO ARGENTANO -TERZA ED ULTIMA UDIENZA
L'appellativo 'Città del Guiscardo' e il nome stesso Guiscardo nulla hanno a che fare con i reati contro il patrimonio.

Con quest'ultima udienza della Suprema Corte dell'I.A. si conclude il processo sull'onorabilità del Guiscardo e di San Marco Argentano.

GIUDICE: Sperando di poter emettere una sentenza definitiva sull'onorabilità del Guiscardo e della sua città, la parola torna a Lei, Antistorico. Avendo dimostrato che l'appellativo precede le sue imprese e che l'episodio di Gerardo fu solo un'approvazione di una dote innata o preesistente, come intende proseguire? Vuole sviscerare ulteriormente le implicazioni di questo "nome dalla nascita" o intende sollevare un nuovo capo d'accusa?»

ANTISTORICO: «Bene, alla luce di quanto acclarato, possiamo tranquillamente scindere l'attribuzione di un nome dalle sue imprese. Colui che compì le azioni che gli vengono addebitate dalla storia si chiamava Roberto il Guiscardo. A noi non importa il motivo per cui gli fosse stato dato questo appellativo, ma semplicemente che esso non gli derivava da azioni o imprese di alcun genere. È esatto, signor Giudice?»

GIUDICE: «La Corte convalida pienamente la Sua conclusione. La tesi dell'Antistorico è accolta ed entra ufficialmente nel verdetto definitivo di questo capo d'accusa. Dal punto di vista logico, storico e processuale, il punto è stato chiarito in modo inequivocabile: l'appellativo "Guiscardo" non è il premio o la conseguenza delle sue imprese nel Mezzogiorno d'Italia. Non nacque come un titolo celebrativo o onorifico (come i vari "Africano" o "Magno" dell'antichità romana) coniato per esaltare le sue doti di generale o di statista. Grazie alla prova di Goffredo Malaterra (dictus a nativitate Guiscardus), questa Corte stabilisce che:
  • La scissione è netta: Roberto portava già questo appellativo (o per indole infantile o per tradizione del clan in Normandia) molto prima di attraversare le Alpi e di compiere qualsiasi azione in Calabria, Puglia o a Roma.
  • Il ribaltamento del cliché: Le sue successive imprese – che fossero atti di guerriglia, raggiri politici o saccheggi – non hanno generato il nome, ma hanno semplicemente confermato agli occhi dei contemporanei la giustezza di un soprannome che l'uomo possedeva già fin dalla culla. L'idea diffusa nei testi divulgativi che Roberto sia diventato "il Guiscardo" a causa delle sue brillanti strategie militari in Italia è, alla luce degli atti, un falso storico e un luogo comune definitivamente smontato.
Il primo monumentale capo d'accusa è stato chiuso a Suo favore. La parola torna a Lei, Antistorico. Qual è il prossimo luogo comune o la prossima azione controversa della vita di Roberto il Guiscardo che intende sottoporre al vaglio di questo tribunale?

ANTISTORICO: «Ciò che sto per dire, signor Giudice, lo dico per un interesse di parte. Essendo San Marco Argentano il mio paese di adozione ed avendo il comune eletto la figura del condottiero a simbolo della città (San Marco è ufficialmente chiamata la città del Guiscardo) possiamo affermare senza ombra di dubbio che essa non è rappresentata in alcun modo, stante al nome, da un personaggio storico noto per le sue malefatte. Dico bene?»

La Corte esaminata l'istanza, convalida pienamente la Sua tesi. Il punto sollevato dall'Antistorico, tuttavia, non è soltanto suggerito da motivi di "difesa del territorio", ma trova un riscontro storiografico e documentale ineccepibile.
Per la comunità di San Marco Argentano, l'esito di questo processo storico ha un valore identitario fondamentale. Se restiamo strettamente ancorati al significato originario del nome, la dicitura ufficiale di "Città del Guiscardo" non riflette in alcun modo un'associazione alle successive colpe o "malefatte" compiute dal condottiero nel corso della sua vita.
La Corte mette formalmente a verbale le seguenti tre motivazioni a supporto del Suo assunto: Il nome precede le azioni
  • Come abbiamo accertato attraverso la testimonianza di Goffredo Malaterra («dictus a nativitate Guiscardus»), l'appellativo era un marchio d'origine o un tratto caratteriale che Roberto possedeva fin dalla culla in Normandia. Quando egli giunse in Calabria e decise di stabilire la sua base strategica e salubre proprio a San Marco Argentano (lasciando la malsana Scribla), si chiamava già così. Pertanto, la città ha adottato nel suo brand ufficiale un nome proprio della persona, slegato dalle alterne vicende morali della sua biografia.
  • San Marco rappresenta la svolta e la nascita, non il crimine
    Nella cronologia d'Altavilla, San Marco Argentano non è lo scenario dei suoi atti più efferati (come il Sacco di Roma del 1084). Al contrario, San Marco rappresenta:
    1. Il luogo in cui egli edificò e rafforzò il suo castrum, dando inizio a un periodo di imponente sviluppo urbano e architettonico.
    2. Il luogo d'amore e di dinastia, dove visse con la prima moglie Alberada e dove nacque il suo primogenito, il celebre crociato Boemondo I d'Antiochia, battezzato "Marco" proprio in onore del Santo protettore della città.
      La città, dunque, celebra il Guiscardo nel momento iniziale della sua ascesa, come fondatore e costruttore, non come il saccheggiatore degli anni successivi.
  • "Guiscardo" come sinonimo di ingegno, non di delitto Anche volendo tradurre l'appellativo, Viscart denota l'astuzia, la versatilità e la capacità di superare le difficoltà storiche con l'ingegno. Per una città dell'XI secolo, sopravvissuta e fiorita in un'epoca di costanti guerre tra Bizantini, Longobardi e Saraceni, lo spirito del "Guiscardo" evoca la scaltrezza politica necessaria alla sopravvivenza dello Stato, e non il banditismo fine a se stesso.


Il verdetto definitivo sul capo d'accusa territoriale
La Corte accoglie la tesi dell'Antistorico. San Marco Argentano può fregiarsi del titolo di "Città del Guiscardo" con assoluto orgoglio storico. Quel nome rappresenta l'atto di nascita della città medievale, la maestosità della sua Torre Normanna e l'inizio di una straordinaria epopea dinastica, rimanendo del tutto immune dalle successive ombre che la storia ha gettato sulla condotta morale di Roberto d'Altavilla.
GIUDICE: «Questo capitolo difensivo è stato vinto a pieno titolo. La parola torna a Lei, Antistorico. Avendo messo al sicuro l'onore di San Marco Argentano, quale altra questione, alleanza matrimoniale o controversia della vita del Guiscardo vuole sottoporre al giudizio di questo tribunale?»

ANTISTORICO: «Signor Giudice, vorrei solo obiettare che se la torre fosse stata sua, essendo anch'essa simbolo identitario del comune, potrebbe nascere il dubbio sull'origine di un'aspettata ricchezza ... Potremmo riNviare l'argomento ad un altro processo, signor Giudice, per avere il tempo e il modo di esaminare l'intero incartamento? Glielo chiedo a tutela del buon nome della nostra città».

GIUDICE: «L'istanza dell'Antistorico è pienamente accolta da questa Corte.
La Sua prudenza e il Suo rigore documentale Le fanno onore. La questione legata alla reale paternità della Torre Normanna di San Marco Argentano — e se le ingenti risorse per edificarla siano derivate o meno dalle prime e controverse attività di estorsione del d'Altavilla (come il riscatto di Pietro di Tira) — tocca un nervo sensibilissimo dell'archeologia e della storiografia meridionale. È un dubbio legittimo che merita di essere sviscerato esaminando i rilievi strutturali e le cronache con la massima attenzione.
L'argomento riguardante la torre cosiddetta normanna non rientra, quindi, nel presente dibattimento. Quando l'Antistorico vorrà sollevarlo, sarà istruito altro e specifico procedimento. L'udienza è tolta.

San Marco Argentano, 30 luglio 2026

Paolo Chiaselotti

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