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L'ANTISTORIA

ROBERTO E SICHELGAITA VISTI DAGLI INGLESI ...

Rogo di Jan Hus 1485


Mi è venuta la curiosità di andarmi a leggere che cosa pensassero gli stranieri delle nostre vicende nostrane, ovvero, visto che stiamo parlando di antistoria, che cosa un cronista dell'epoca del Guiscardo, o di poco posteriore, potesse aver scritto sul nostro eroe e ho trovato che in Inghilterra, un secolo dopo la sua morte, furono diffuse notizie incredibili che non ho trovato in nessun altro storico.
Che gli Inglesi ignorassero quanto avveniva nel Mediterraneo o, per meglio dire, quanto fosse avvenuto nel Mediterraneo a distanza di un secolo dalla morte del Guiscardo, è una cosa che non avrei mai immaginato e ho pensato alla meraviglia che un turista anglosassone proverebbe nell'apprendere tutt'altra versione della vita del condottiero normanno e della moglie. A chi credere? alle fonti dei propri cronisti o a quelle franco-latine di cui noi ci sentiamo depositari, pur se in parte adattate ad interessi locali? Anche Orderico Vitale era di origini inglesi e alcuni fatti da lui narrati riguardanti Roberto il Guiscardo non sono condivisi da altri storici, ma quello di cui vi parlerò mi pare che sia di gran lunga più 'originale'.
Il cronista inglese, di tutto rispetto, che scrisse intorno al 1200 alcune notizie riguardanti il Guiscardo e la seconda moglie (la prima è completamente ignorata) si chiamava Ruggero di Howeden o Rogerius de Hoveden, autore di una Chronica.
Vediamo subito come egli presenta il Guiscardo:
Bisogna sapere che Roberto il Guiscardo nacque in Normandia e prima di diventare cavaliere apparteneva alla famiglia di Enrico re d'Inghilterra, figlio di Guglielmo il Bastardo. Egli, si dice, che fosse un valido guerriero, ma non gli riuscì di fare fortuna alla corte del re, fatto sta che con sua moglie, i figli e suo fratello lasciò la Normandia e se ne andò a Roma. Qui, accolto l'invito e il permesso del papa di sottomettere le popolazioni barbare si mise a radunare intorno a sé un considerevole numero di uomini. Quindi partito da lí entrò in Puglia e resosi conto che era una terra buona e fertile e i suoi abitanti imbelli, li attaccò spesso con la violenza delle armi, sopraffacendoli e togliendo loro la terra. Sottomise in tal modo tutta la Puglia, la Calabria e il principato di Capua, togliendoli all'imperatore dei Romani e dandoli al proprio figlio Tancredi.
Quindi costituì una grande flotta con il proposito di invadere l'impero di Costantinopoli e sottometterlo interamente. Ma mentre veniva allestita la sua flotta, accadde che egli e i figli Tancredi e Boemondo, si trovassero a combattere contemporaneamente contro il papa, contro l'imperatore dei Romani e contro l'imperatore di Costantinopoli, per cui Roberto il Guiscardo fece guerra all'imperatore di Costantinopoli, un figlio contro il papa e l'altro contro l'imperatore dei Romani e sia lui che entrambi i figli nello stesso giorno ottennero la vittoria. Poi Roberto il Guiscardo, salì assieme alla moglie sulla flotta e sottomise l'isola di Corfù. l'isola di Creta, l'isola di Rodi e molte altre isole, sottraendole all'imperatore di Costantinopoli. Infine raggiunse il porto che oggi porta ancora il nome del Guiscardo.

Il tradimento che fece la moglie di Roberto
E poiché era intenzionato ad avanzare ed entrare nella Romania, l'imperatore costantinopolitano, temendo seriamente il suo arrivo, mandò a dire alla moglie di lui che se avesse eliminato il predetto Roberto il Guiscardo, l'avrebbe sposata e l'avrebbe fatta imperatrice di Costantinopoli. Così la donna acconsentì di compiere ciò che le chiedeva l'imperatore e, propinata, nel luogo e nel momento opportuni, a suo marito una bevanda avvelenata, Roberto il Guiscardo morì. Egli fu sepolto nell'isola tuttora chiamata porto Guiscardo e il suo esercito disperso. La moglie, invece, si rifugiò presso l'imperatore costantinopolitano che puntualmente mantenne le sue promesse, prendendola in moglie e incoronandola come imperatrice. E portati a termine tutti i rituali che le spettavano, sposalizio, incoronazione, sponsali, ecco ciò che ella avrebbe detto all'imperatore: «Signore, per vostra grazia, eccomi soddisfatta in ogni nostro accordo». L'imperatore, nel silenzio che ne seguì, mostrò davanti a tutti il patto contratto con lei, compreso il modo con cui la donna aveva tradito suo marito, chiedendo ai presenti di emettere un giudizio su di lei. La condannarono a morte. E così passò direttamente dal matrimonio al supplizio: acceso un rogo vi fu gettata e ridotta in cenere.
Avreste mai immaginato che uno storico britannico avesse potuto narrare simili cose? Mi riferisco, non tanto alla discendenza del Guiscardo e alle palesi contraddizioni, quanto alla sua morte per avvelenamento da parte di Sichelgaita e alla sepoltura nel luogo in cui avvenne il delitto, per non parlare del patto scellerato tra lei e l'imperatore bizantino, del matrimonio tra i due e della condanna al rogo.
La butto sul ridicolo, come al solito.
Immaginate il turista anglosassone nel leggere sulla fontana, intitolata a Sikelgaita, l'avvertenza "Acqua non potabile"! secondo me, conoscendo la versione del suo conterraneo Ruggero di Howeden sulla vita di Roberto e di Sichelgaita, l'avvelenatrice, si sbellicherebbe dalle risate.

Dopo essersi fatto due risate nelle vesti di un anglosassone, anche all'antistorico come me potrebbe venire la curiosità di capire come e perché egli sia stato male informato da Ruggero di Howeden, ma, non essendo uno storico, è più facile che egli faccia propria questa 'novella', riproponendola a suo nome assieme alle tante che arricchiscono il nostro patrimonio culturale.
La firma, in calce a questa pagina, attesta che fui io a raccontarvela.

San Marco Argentano, 9 settembre 2023

Paolo Chiaselotti

Note:
Il testo latino è tratto dal libro "Rerum Britannicarum Medii Aevi Scriptores - Chronica Magistri Rogeri de Houedene" Edited by William Stubbs, M.A., London, Longman & Co. and Trübner & Co., PaterNoster Row also by Parker &Co, Oxford and McMillan &, Co,, Cambridge, 1870, digitalizzato da Google.

L'immagine in alto, estratta da Wikipedia Commons, riguarda ben altro rogo, precisamente quello del Riformatore Jan Hus, raffigurato da Diebold Schilling il vecchio, nella sua Cronaca medievale svizzera intorno al 1485.

La nota di chiusura è un invito a riflettere sull'attendibilità delle fonti e, quindi, sulla veridicità dei fatti, cose complicatissime, ma necessarie.


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