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ACCADDE OGGI - PROPOSTA DI UNA ... 'BARACCOPOLI'

ERA IL 19 GENNAIO 1826 ...

Dipinto di Telemaco Signorini, 188, Mercato di Firenze
Un dipinto di Telemaco Signorini, Mercato vecchio a Firenze, 1882, Collezione privata (da Wikipedia)

Duecento anni fa don Francesco La Regina proponeva al Comune l'affitto di alcune baracche che avrebbe costruito su un proprio terreno per le tre fiere del Crocifisso, della Conicella e di Sant'Antonio. Il terreno confinava con la piazza della Riforma dove esse si svolgevano.
Se l'offerta fosse stata accolta, oggi l'assetto urbanistico forse sarebbe stato diverso. Vediamo perché.
Il decurionato rifiutò l'offerta affermando che avrebbe realizzato direttamente le baracche su un proprio terreno. In verità all'epoca non esisteva un terreno comunale, ma probabilmente erano state avviate trattative con un privato per la cessione di un suo terreno. Il privato si chiamava don Giuseppe Candela ed era proprietario di un piccola porzione di terreno sul lato opposto a quello di don Francesco La Regina.
Non sappiamo se quest'ultimo avesse proposto la concessione del proprio terreno sapendo della trattativa in corso, o se viceversa fu don Giuseppe Candela a mettere il bastone tra le ruote a don Francesco La Regina.
I terreni originariamente appartenevano alla famiglia Valentoni che aveva iniziato a vendere alcune porzioni delle vaste proprietà che aveva nel centro urbano per investire il ricavato nella tenuta in località Matina, già appartenuta ai cistercensi.
Il contratto con Candela fu concluso dal Comune nello stesso anno, un mese dopo, con uno scambio di proprietà: il Comune cedette un terreno demaniale in località Spizzirri a Candela e questi cedette la propria terra in prossimità dell'attuale via del Colle.
Fu in quell'area che sorsero a spese del Comune le casette da affittare ai feraiuoli per il periodo dello svolgimento delle fiere. Il quartiere assunse proprio questo nome, strade delle casette, e considerato che si trattava di baracche non in muratura il luogo si trasformò in una vera e propria baraccopoli.
Il sacerdote Adolfo della Valle in un suo libro sulla chiesa della Riforma ci presenta un quadro davvero pietoso in cui vivevano coloro che vi alloggiavano.
La famiglia Canonico che aveva costruito o era in procinto di costruire una propria abitazione a confine con quella zona proveniva da Carolei, dove alcuni suoi membri avevano svolto l'attività di tufari. Furono essi, probabilmente, a sistemare quell'area che si presentava con un forte declivio e non idonea all'edificazione, spianando le pendenze e liberandole del materiale tufaceo. È probabile che in quella circostanza furono anche deviati e incanalati i corsi d'acqua provenienti dall'area a monte.
A conti fatti, e considerando la morfologia del terreno, la permuta si rivelò vantaggiosa per don Giuseppe Candela, meno vantaggiosa per il Comune. Forse in questo scambio e nel rifiuto di accettare l'offerta dei La Regina influirono anche legami parentali e dissidi tra i decurioni, riconducibili non a valutazioni amministrative, ma piuttosto a screzi familiari.
I Valentoni, che si erano alienati le aree confinanti con la proprietà dei monaci riformati, dove si svolgevano le tre fiere, fin dal 1823 avevano inoltrato domanda al Comune perché una delle tre, quella della Conicella, fosse trasferita dalla Riforma alla Matina. Tale fiera, che fino a qualche anno prima si era tenuta nell'omonima località dove sorgeva un antico cenobio cistercense, era stata spostata alla Riforma con il pretesto di maggior sicurezza. L'area del convento, però, si rivelò subito non idonea al mercato degli animali, che oltre a richiedere ampi spazi e abbondanti provviste d'acqua, esalavano miasmi insopportabili. Il generale Luigi Valentoni, nuovo proprietario della tenuta agricola e del palazzo in località Matina, prospettò al sindaco dell'epoca don Michele Valentoni, suo nipote, il vantaggio per il comune di traslocare la fiera nelle proprie terre della Matina, offrendo baracche, acqua a volontà e una somma compensativa dei diritti che il Comune esigeva da ciascun venditore. Insomma, la fiera della Conicella veniva 'privatizzata'.
La domanda era stata accolta e la deliberazione decurionale regolarmente approvata, ma i tempi si allungarono perché l'Intendente provinciale volle accertare quali fossero i vantaggi di un tale compromesso.
Alla data del 19 gennaio la questione era ancora in sospeso. Fu, infine, risolta a favore di Valentoni, proprio quando il Comune decideva di accollarsi le spese delle baracche rifiutando l'offerta di don Michele La Regina. Un mese dopo il rifiuto dell'offerta di La Regina, i periti confrontarono il valore del fondo demaniale Spizzirri, di trenta tomolate, rendita fondiaria di 12 ducati annui, con il terreno di Candela, "omesso in fondiaria" che, tuttavia, per " il costume patrio offre la rendita di annui ducati 7,50 per l'importo di pacchi venti di fronda mora, a grana trentacinque il pacco, da cui perciò, deducendo la punta de' gelsi va presso a poco ad equitare alla rendita di Spizzirri".
In parole povere il Comune cedette quasi dieci ettari di terreno agricolo per un fazzoletto di terreno lungo la via del Colle, sulla base di un calcolo approssimativo di quante foglie di gelso se ne ricavavano per la produzione del filato di seta! senza tener conto che i gelsi sarebbero stati abbattuti per costruirvi capanne di frusta.
Non so quando nacque il detto riguardante gli affari di Fra' Cazzette che acquistava ad otto e vendeva a sette, ma nel caso del Comune di San Marco esso non c'entra niente, perché non si trattava di affari ma di favori.



San Marco Argentano, 3 gennaio 2026

Paolo Chiaselotti

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