INDICE ANTISTORIA
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LA STORIA LE STORIE DELL'ARTE
CI [RI]METTO LA FACCIA ....
Può uno storico contraddirsi, affermando l'esatto contrario di ciò che ha sempre sostenuto? No. L'antistorico, invece, può farlo disinvoltamente, senza incorrere in alcuna critica. Ho deciso di affrontare l'argomento di oggi riguardante l'abbazia della Matina, aprendolo con una mia immagine di fronte e di profilo, per dire che mi dichiaro pubblicamente colpevole di aver sbagliato tutto. Non me ne vergogno affatto e sono certo che questa mia sincerità indurrà molti a consolarmi, inclusi i miei detrattori, dicendomi che non è vero, che non ho sbagliato affatto e che le cose che ho detto sono giuste! Mi consolo pensando che dire il vero per affermare il falso e dire il falso per affermare il vero fanno parte della nostra storia. Mi sono reso conto che tutto ciò che ho scritto sull'abbazia della Matina è falso. Non nacque affatto nel 1065, non fu edificata da Roberto e dalla moglie Sichelgaita, i quali non diedero nulla nè all'abate Adelardo nè a Lorenzo vescovo di Malvito. Tutto falso! A questo punto immagino che ogni buon sammarchese, di quelli che hanno a cuore il paese e la sua storia millenaria, dirà che mi sto sbagliando, che ciò che avevo scritto sull'abbazia è vero e documentato nelle Carte Latine. L'assurdo del quadro immaginario che sto illustrando è che coloro che si occupano saltuariamente di storia hanno sempre fatto riferimento alla cronaca di Amato da Montecassino o alla parola "firmavit", per stabilire quando e come fosse nata San Marco. Al contrario, io ho sempre preferito affidarmi alle Carte Latine e al Malaterra. Da entrambe le parti, dobbiamo convenire che i cronisti a cui ci rifacciamo, Amato di Montecassino e Malaterra, ma anche Guglielmo di Puglia, Orderico Vitale, Leone Ostiense, Lupo Protospatario, non hanno mai parlato dell'esistenza di un'abbazia della Matina. Dimenticanza, scarsa importanza a livello storico, voluta omissione, complotto storico del Vaticano, per dirla alla Dan Brown?! Il fatto concreto e indiscutibile è che nessuno storico, che si è occupato della storia dei normanni, ha mai parlato dell'abbazia della Matina. «Vuoi dire, allora, che non esisteva?!" si affretterà a concludere qualcuno. Rispondo: «No, esisteva prima che arrivassero i normanni e continuò ad esistere com'era anche dopo il loro arrivo», aggiungendo per chiarezza «con tutti i basiliani e i loro consueti impegni civili e religiosi.» A questo punto prevedo che si scatenerà l'inferno ... «Bastardo, infame, nemico di San Marco, blasfemo ... » Chi in un primo momento aveva pensato in un mio eccessivo ravvedimento, pronto ad avvalorare ogni mio pregresso pensiero sulla Matina, sui benedettini, sui possedimenti, sulla donazione del Guiscardo e di Sichelgaita, sul pentimento di costoro, sui villici di Prato, mi avrà apostrofato nel modo anzidetto. Chiusa questa sceneggiata voglio far riflettere gli altri su alcune incongruenze che hanno sollevato i miei dubbi. Essi riguardano l'esistenza di un monastero benedettino fondato da Roberto il Guiscardo, con tanto di Chiesa dedicata alla Vergine Maria, per l'occasione ribattezzata della Matina. Tutto questo non compare in nessuna cronaca del tempo, ma solo nelle Carte Latine pubblicate da Alessandro Pratesi nel 1958. In esse i primi due documenti riferiscono la notizia della dedicazione della Chiesa a Santa Maria della Matina e il diploma del duca Roberto col quale vengono assegnati all'abbazia estese proprietà e gli abitanti del vico Prato con le loro possessioni. Lo stesso Alessandro Pratesi afferma e spiega che si tratta di due falsificazioni, redatte in forma di originali, scritte qualche secolo dopo. Non sto a ripetere i motivi che hanno indotto l'autore a queste conclusioni, peraltro accettate da tutti gli altri studiosi, ma voglio solo puntualizzare queste due considerazioni: nessun cronista parla dell'abbazia e i primi documenti che ne parlano sono falsi. Ciò non significa, tuttavia, che l'abbazia non esistesse, mentre nasce il dubbio se essa fu realmente fondata e fatta erigere da Roberto il Guiscardo e dalla moglie Sichelgaita e donata ad un abate di nome Adelardo, pagando i diritti che vantava su di essa al vescovo di Malvito Lorenzo ... Perché potesse esistere, senza essere mai citata dai vari cronisti che si occuparono della storia dei normanni, è implicito in questa stessa frase che avete appena letto: era un'abbazia bizantina, era rimasta tale e non era entrata nella storia normanna! Per il momento mi fermo qui, consapevole che il dubbio da me sollevato richieda una valutazione minuziosa dei documenti e delle testimonianze storiche. Pur non avendo le competenze per stabilire un'esatta datazione della nascita dell'abbazia, tuttavia, in una prossima puntata, cercherò di approfondire gli argomenti riguardanti questa affascinante storia che vi ho prospettato. Sarei grato a coloro che, avendo voglia e tempo da perdere, decidessero di affrontare questo argomento. San Marco Argentano, 20 giugno 2026 Paolo Chiaselotti |
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