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CONVEGNO SU CROCE DI PAUCIURI



La croce di Pauciuri
A margine di un convegno tenutosi ieri a San Marco Argentano, nella sala della Biblioteca Comunale, riguardante la presentazione di un libro, voglio scusarmi con gli organizzatori per aver male interpretato il tema dell'incontro.


La mia errata interpretazione è stata originata dal manifesto di invito, che ho riportato in questa pagina. Sulla metà a sinistra del manifesto si leggono verticalmente il titolo del convegno: "La croce di Pauciuri di Giovanni Cristofaro", il patrocinio del Comune di San Marco Argentano, la data, ora e luogo del convegno e a seguire, entro un cartiglio verticale dai bordi giallo e rosso, i saluti istituzionali ai convegnisti e il percorso espositivo. Quest'ultimo, lungi dall'essere un susseguirsi di relazioni, era incentrato su una "conversazione con l'autore" da parte di un agiografo e di uno storico, rispettivamente Candeloro Mofaffari e Giuseppe Pisano.
Sul lato destro del manifesto -separato dai predetti contenuti da una fascia rossa su fondo bianco- un logo della manifestazione consistente in un libro aperto con due cerini rossi segnapagine e la dicitura il Maggio dei libri. Sottostante ad esso, in una forma allungata rispetto all'originale, la riproduzione della copertina di un libro dal titolo "la Croce di Pauciuri, l'ombra dell'Ordine di Sion e dei templari in Calabria" e sottotitolo "Intervista a Giovanni Cristofalo dopo la scoperta del monumento sepolcrale dell'abate Ursus a Malvito".
Titolo e sottotitolo erano integrati da un'illustrazione raffigurante un'ipotetica battaglia tra crociati e nemici della fede, racchiusa in uno spazio sintetizzato dalla presenza di edifici riconducibili a Malvito e Gerusalemme. L'immagine, dal chiaro significato simbolico, figurativamente rappresentata con un'impostazione moderna, colorazione tipografica a tinte piatte e contorni netti, evidenzia i simboli tipici delle crociate, una spada e una croce che si stagliano sul fondo bianco. Sotto, il logo della casa editrice "ACADEM EDITORE".
A chiusura di pagina c'era l'invito alla partecipazione rivolto alla cittadinanza, evidenziato su fondo rosso.

Ho voluto descrivere minuziosamente il manifesto in quanto, a conclusione del convegno, su invito ad intervenire nel merito del convegno da parte del relatore principale Giovanni Cristofalo, ho espresso il mio apprezzamento per la scoperta di una tomba medievale e lo studio del suo contenuto.
In modo particolare, per gli argomenti che tratto sulle pagine dell'Antistoria, ho messo in rilievo l'importanza di coprire una carenza di informazioni riguardanti il rapporto tra bizantini di Malvito e normanni a San Marco Argentano.

Nel corso del convegno e, nel prosieguo delle spiegazioni dei relatori alle domande del pubblico, ho rilevato e fatto notare un prevalere di argomentazioni da parte di uno dei due relatori di supporto, precisamente Giuseppe Pisano. L'eloquio fluido, i toni accativanti, i segreti non tutti rivelabili sui Templari e un'aurea di mistero che indubbiamente affascina l'ascoltatore, erano prevalsi a mio parere sull'argomento principale del convegno: la croce di Pauciuri.
Solo dopo aver comprato il libro e dopo averlo letto a casa, mi sono reso conto che il mio rilievo di disapprovazione era in parte infondato e ingiustificato. Il libro, infatti, sulla cui copertina non compare il nome dell'autore, contiene un corposo intervento di Giuseppe Pisano su croce, Orso e Templari in Calabria e il collegamento di essi con le varie culture europee. Dan Brown non avrebbe saputo fare di meglio.
Soltanto dopo si apre un'intervista a Giovanni Cristofalo nella quale egli espone quanto sinteticamente aveva riportato nel convegno. Il libro, purtroppo, non aiuta a capire subito se si tratti di un'opera scritta a due (o tre) mani o se utilizzi una forma integrata di conoscenze, il cui referente sarebbe, comunque, il Cristofalo.

Sta di fatto che nello specifico approccio all'argomento il quadro di maggior rilievo è stato rappresentato dai Templari e dai misteri che li circondano e li animano. Ecco perché non avendo compreso l'impianto collaborativo dei tre relatori e l'interesse per quello spirito cavalleresco, sono caduto nell'errore di accusare Giuseppe Pisano di aver "rubato la scena" al protagonista principale del convegno.
Non avendo bene interpretato la definizione di 'conversazioni', che i due relatori avrebbero tenuto con colui che si rivelerà l'autore del libro, sono rimasto colpito dal prevalere di presenze templari in Calabria e collegamenti con figure religiose del periodo.
Poiché anche su tali argomenti avrei potuto dare un modesto contributo di conoscenze locali, in quel turbinio di scoperte storiche e di mistica cavalleresca, mi sono sentito, come suol dirsi, come un pesce fuor d'acqua.
Confesso: un po' troppo per le mie deboli conoscenze e per le mie capacità di raccapezzarmi in un mondo così vasto. Ringrazio la direttrice della biblioteca Orietta Scarpelli per avermi rivolto un sollecito invito personale, ma, in avvenire, me ne starò rintanato nel mio comodo rifugio di Antistorico per evitare di fare la figura del pirla.



S. Marco Argentano, 30.5.2026

Paolo Chiaselotti



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