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L'ANTISTORIA



ROBERTO IL GUISCARDO: MORTE APPARENTE


malato L'antistoria di oggi è tratta dal libro VII dell'Histoire de li Normant di Amato di Montecassino.
È una pagina poco conosciuta, riguardante una serie di equivoci nati dalla presunta morte del nostro duca.
L'ho ritenuta degna dell'antistoria perchè, in effetti, non cambia nella sostanza lo svolgimento della storia così come viene riportata dai vari autori, ma arrichisce l'aneddotica del nostro Guiscardo.

Riferisce Amato di Montecassino, ricorrendo ad una immagine biblica, che il duca Roberto, mentre, ebbro di vittorie e trionfi se ne stava in quel di Trani, ebbe la visita di Dio per un accertamento del suo stato di salute, e in breve volger di tempo era talmente debilitato che fu dato per morto!
Perdonate l'interruzione: non sto traducendo alla lettera, ma, alla maniera degli antichi amanuensi, aggiungo qualcosa a modo mio, rispettando sempre la sostanza della narrazione. Chiusa l'interruzione.

Visto che la visita di Dio si protraeva più del dovuto (aggiunta apocrifa), convinto che a Bari i suoi malanni avrebbero avuto un decorso migliore vi si recò, peggiorando, però, la situazione. Ma, alcuni giorni dopo, quel Dio che era andato a fargli visita decise di dimetterlo (cellui Dieu qui l'avoit visité lo delivra). Il duca comincia a rimettersi e cresce la speranza di ritornare in buona salute. La notizia infondata della sua morte giunge fino a Roma, per poi voltarsi con l'annuncio della morte di papa Alessandro e l'elezione dell'arcidiacono Ildebrando.

Belle le immagini create da Amato di Montecassino: quella di un Dio che va a far visita e quella della voce che torna indietro con un diverso contenuto. Figuratevi se la storia, quella vera, si può soffermare su simili inverosimili similitudini!

E qui il cronista inserisce un altro colpo di scena dalle conseguenze imprevedibili. La Chiesa, nella persona dell'intero collegio cardinalizio e del senato di Roma, appresa la notizia della morte del suo carissimo figlio, invia un messaggio, ovviamente non al duca, ritenuto morto, bensì a sua moglie (che a quell'epoca era Sichelgaita), nel quale, oltre all'immenso dolore, viene esternata la preoccupazione per la perdita dello strenuo difensore della pace.
Amato di Montecassino, a questo punto, passa al discorso diretto rivolto alla nobile consorte e ai suoi figli circa la gratitudine della Chiesa e la conferma delle donazioni fatte al duca. Questi, pur convalescente, ringrazia commosso il Papa e promette di servirlo fedelmente.

Il Papa, appreso che il duca stava in buona salute, ordina al delegato di ritornare da lui e dirgli che lo avrebbe ricevuto nella città di San Germano (Piedimonte San Germano in provincia di Frosinone), ben felice di sapere che stesse bene. E il duca, senza indugio, raduna da ogni parte tutti i suoi cavalieri e con un grande esercito va a Rapolla, in attesa di notizie dal Papa, il quale cambia parere e comanda all'abate Dediderio di raggiungerlo a Benevento (a metà strada tra le due città). Il duca si unisce all'abate ed entrambi arrivano in quella città. Fuori le mura sono allestite tende e preparati gli alloggi che dovevano ospitare in tutta tranquillità il duca con i suoi uomini. Il Papa, sistemato in un gran palazzo all'interno delle mura in considerazione della sua dignità apostolica, manda a dire al duca di recarsi al suo cospetto. Il duca, sospettando cattive intenzioni da parte dei cittadini, prega il Papa di incontrarsi altrove con reciproca fiducia. Diffidenza e odio reciproco scaturiscono, all'opposto, da quella che viene interpretata come una sottomissione: se l'uno non voleva perdere l'onore, l'altro non voleva essere ingiuriato e insultato.

La storia continua, ma qui è il caso di fermarci perché il lettore sa già che il Papa sì diede per vinto, mentre Dio si recò benignamente a fare una seconda e ultima visita al Guiscardo, a Cefalonia, prendendolo definitivamente sotto le Sue amorevoli cure.

Ad una prossima puntata.

San Marco Argentano, 6 aprile 2019

Paolo Chiaselotti



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