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SANTA MARIA DELLA MATINA


Mater Matuta e Abbazia della Matina
A sinistra un'immagine di Mater Matuta tratta da Wikipedia - A destra sala capitolare dell'Abbazia della Matina

In alcune pagine dell'antistoria ho cercato di risalire all'origine del nome della nostra città. Ora voglio cercare di capire da dove possa provenire un altro importante toponimo, La Matina, una contrada di cui abbiamo notizie solo dopo l'arrivo dei normanni.
Il nome Matina compare, infatti, su una pergamena riportante la data 1065, il cui testo si può leggere nelle "Carte Latine di Abbazie Calabresi" pubblicate da Alessandro Pratesi nel 1958. Il testo riporta l'atto di dedicazione di una chiesa a Santa Maria detta la Matina. Quello che, inizialmente, poteva apparire come un appellativo dato alla Vergine Maria, da documenti successivi, risulta essere un toponimo, ovvero il nome di un luogo in cui, oltre alla chiesa, sorsero un'abbazia e un casale.
Perché è importante questa precisazione? Perché se si fosse trattato di un appellativo di Maria a cui la chiesa veniva consacrata il pensiero sarebbe subito corso ad una dea, la Mater Matuta o Matutina, di epoca pagana. Oggi il toponimo esiste ancora, immutato, nella forma La Matina.
La Mater Matuta romana fu confusa con la divinità greca Ino, nota anche come Leucothea, dea bianca. Non possiamo escludere che il toponimo La Matina possa essere semanticamente legato a quest'ultimo culto, anche per la presenza di due contrade limitrofe, Chiaradea e Pietrabianca, che richiamano significanti analoghi. Non possono, inoltre, essere trascurati il mito di Ino sprofondata in mare e le apparizioni miracolose della Vergine dalle acque, per non parlare degli appellativi che la definiscono "Stella Maris" e "Stella del Mattino".
Il fatto che la chiesa avesse assunto il nome della località senza necessità di ricorrere ad altri appellativi è segno che il toponimo rispondeva pienamente alla definizione luminosa della Madre di Dio, come viene spiegato chiaramente in un documento successivo della predetta raccolta di pergamene: in loco dicto Matina.
A che epoca risale il toponimo? Senz'altro era antecedente alla costruzione della chiesa e dell'abbazia e, ammesso che le origini pagane sopra specificate fossero vere, il nome Matina dovrebbe risalire all'epoca bizantina, in quanto nel latino classico questa voce non esisteva.
Da dove trae origine il toponimo? da una cultura locale antecedente alla presenza bizantina o da quest'ultima?
Il fatto che gli storici, nell'affanno di portare prove all'esistenza di una città pagana, Argentanum, prima di San Marco, non abbiano utilizzato un argomento così decisivo, solleva qualche interrogativo e qualche dubbio sull'epoca della conversione degli argentanesi al cristianesimo. Non va dimenticato che essa si fonda sul battesimo di una nobile famiglia romana composta da una madre, Dominata e dai suoi tre figli Senatore, Cassiodoro e Viatore. La storia della conversione e del successivo martirio sono narrate in una passio greca del X secolo.
La passio, al di là delle incoerenze storiche e della narrazione fantasiosa, ha una sua tradizione locale che ritiene argentanesi i sopra detti martiri. È coerente dedurre che non solo il toponimo esisteva all'epoca in cui la passio fu scritta, ma che il culto per la Mater Matuta, intrecciato al mito di Ino-Leucotea, doveva essere praticato in loco prima della dominazione bizantina, quindi anteriormente al VI secolo.
A tutto questo si potrebbe obiettare che Matina non deriva dalla Mater Matuta, ma da una radice non meglio precisata che indica l'esistenza in loco di un bosco. Ne conseguirebbe che quel luogo non ha alcun legame con la Vergine Maria tranne la specificazione che si trova lì e non altrove. In tal caso venendo meno ogni riferimento ad un periodo intermedio tra l'antica Argentanum e la consacrazione della chiesa nell'XI secolo, dobbiamo concludere che il toponimo nasce con i normanni, forse in ricordo di un luogo della Daunia, presso il Gargano, chiamato Matinus.
Non sono io a dirlo. Questa è la versione che timidamente affaccia l'autore della Cronistoria, il teologo Salvatore Cristofaro, ricordando l'antica origine magno-greca e romana del mons Matinus e del litus Matinus.
Tutto è possibile, ma anche questa ipotesi tirerebbe in ballo l'antico culto per la Mater Matuta, con la differenza che a trasferirne le tracce a San Marco fu l'arrivo dei normanni nell'XI secolo, con un pasticcio storico peggiore di quello contenuto nella passio.
In questo percorso a ritroso emerge una curiosa contraddizione: l'esistenza di una passio greca e l'assenza di greci, quelli che in seguito saranno chiamati bizantini. Non compaiono mai e, soprattutto, non compare quel loro retroterra religioso e culturale che potrebbe dare qualche risposta ai nostri interrogativi. Quel mondo orientale è stato cancellato. Non esiste memoria di esso.
Esistono soltanto tracce di quel passaggio, orme che possiamo desumere da toponimi, tradizioni, leggende. A che cosa è dovuto questo vuoto?
Spero di poter affrontare l'argomento in una prossima pagina. Per adesso mi fermo alla fondazione della chiesa, facendo rilevare che la Matina, nel nome di Maria, divenne la porta d'ingresso nel territorio di San Marco e rappresentò, simbolicamente, la fine dalla cultura d'oriente e l'inizio di quella latina.


S. Marco Argentano, 25.3.2026

Paolo Chiaselotti


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