INDICE ARTE
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"DIVENIRE" DI EDUARDO BRUNO.
Il pannello bronzeo intitolato "Divenire" della sala consiliare del Comune di San Marco Argentano è una delle opere più impegnative dello scultore Eduardo Bruno. Esso si estende su di un'intera parete, per una lunghezza di sei metri e un'altezza di soli 180 centimetri, che danno al rilievo un percorso narrativo unidirezionale. Anche da una distanza non ravvicinata si percepisce un movimento di figure che si sposta, come in una narrazione letteraria, da destra verso sinistra. Il titolo dell'opera, dunque, non fa che riassumere la sostanza e la forza comunicativa anche per un osservatore distratto o superficiale. Si tratta di un'intuizione inconsapevole dell'artista o di un proposito studiato ed elaborato a questo preciso scopo? Difficile dirlo in quanto in un artista percezione, intuizione e deliberata esecuzione si fondono senza alcun calcolo, ma per quella naturale dote di cui sono forniti. La sua collocazione nella sala del consiglio, un luogo, quindi, aperto al pubblico per un fondamentale diritto democratico, non è casuale, considerato che l'opera poteva trovare altra e più fruibile collocazione. Il fatto che essa rappresenti la storia dei cittadini di San Marco Argentano e il loro futuro ha fatto sì che essa fosse stata progettata per quel preciso luogo e per un preciso scopo: ricordare ad amministrati e amministratori il dovere di far progredire la propria comunità. Non ha alcuna retorica moraleggiante, in quanto non incute quel timore reverenziale caratteristico di opere religiose o istituzionali. Cattura lo sguardo, oltre e al di sopra delle teste dei consiglieri e di chi li dirige, come potrebbe farlo la tradizionale figura di un crocifisso, dalle dimensioni sproporzionate. Una rappresentazione laica contrapposta a quella religiosa? Macché, un'opera realizzata con un una religiosità talmente profonda, da chiedersi se l'autore appartenga a quella schiera di artisti che si distinguono nella produzione di arte sacra. È il caso, a questo punto, di parlare dell'autore, per poter spiegare il contenuto dal suo lavoro. Se vogliamo parlare di spiritualità, alla luce di quanto appena detto, non sbagliamo, ma essa va cercata non in una scelta professionale, ma in qualcosa di molto più profondo. Chi mi conosce sa che non sono un critico d'arte, ma un insegnante di materie artistiche, ora in pensione, impegnato a tempo perso a curiosare in ciò che lo circonda. Ho la fortuna, tra le altre cose, di conoscere bene l'artista, ciò che ha fatto, il suo pensiero, il suo modo di agire, la sua vita, per essergli amico. Tuttavia, proprio per la mia e la sua visione del mondo, nessuno dei due indulge in celebrazioni ed esaltazioni e ciò che ci distingue è di dire la nostra opinione senza timore. Proprio per questi motivi posso dire che Eduardo Bruno non plasma o scolpisce per ciò che ha visto o letto, ma per essersi immerso da molti anni in una realtà spirituale che si ispira a Gioacchino da Fiore. Dire che egli avverta come proprio quel mondo che aveva caratterizzato l'esistenza del monaco calabrese non è esagerato e dire che le sue opere da moltissimi anni siano ispirate alla sua figura e alle sue profezie non è un'arbitraria affermazione. Eduardo, inquieto per natura, crea figure "irrequiete". Basta osservare le sue opere e, per noi sammarchesi, il pannello bronzeo della sala consiliare è un condensato di anime che non stanno mai ferme. Qualcuno si meraviglierà di fronte alla mia affermazione che lo scultore Eduardo Bruno non solo si è ispirato, ma si è anche immedesimato nel controverso uomo delle profezie. Lo dico senza enfasi né retorica: se non fosse così oggi noi avremmo appesi alla parete alcuni quintali di inutile bronzo. Debbo necessariamente fermarmi qui, perché un eccesso di notizie e considerazioni sulla sua opera comprometterebbe l'obbiettivo che mi propongo: seguire passo passo la sua narrazione fino all'epilogo finale. Ammesso che ci sia. In una prossima puntata un'accurata analisi dell'opera dello scultore Bruno. San Marco Argentano, 10 luglio 2026 Paolo Chiaselotti Aggiungo nelle note alcune informazioni sul periodo in cui l'opera fu commissionata e realizzata. Nel 1988 l'amministrazione comunale formata da tutti i consiglieri eletti, quindi con nessuna forza politica, nè singoli consiglieri, all'opposizione, sindaco Ernesto Mileti, decise di commissionare un'opera sulla storia della città da collocare nella sala consiliare. Va detto che l'unità nella diversità sarà colta dall'artista più che dai committenti. L'opera richiederebbe una diversa illuminazione e un pannello esplicativo del contenuto nella saletta d'ingresso. |
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