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FASANO.

Un membro della famiglia Fasano alla guida di un <i>traìno</i>
Un membro della famiglia Fasano alla guida di un "traìno"

Il primo gennaio di duecento anni fa nasceva a San Marco un bambino a cui fu dato il nome Giuseppe. I genitori si chiamavano Francesco Saverio Fasano e Maddalena Sansone e provenivano da San Sosti. Il primo gennaio di tre anni prima era nata una figlia di nome Maria Giuseppa.
Gli auspici di un nuovo anno non si rivelarono fortunati per entrambi, che morirono in tenera età, ma neppure per i primi due figli, Maria Giuseppa e Antonio Maria, e neppure per l'ultimo nato, Pietro. Di tutti i figli della coppia solo Maria Teresa sopravvisse e si sposò: una prima volta con un giovane di San Benedetto Ullano e dopo sei anni, rimasta vedova, con un bracciale di San Marco, Francesco Addario. Il ceppo Fasano, originario di San Sosti si estinse, quindi, nei primi decenni dell'Ottocento. Ho trovato i nomi capostipiti, Fasano Natale e Santa Lucchetta, anch'essi di San Sosti, ma non sono riuscito a stabilire una comune origine con l'altro ceppo presente a San Marco dalla fine Settecento, giunto fino ai nostri giorni.
Il capostipite di questo secondo ceppo si chiamava Fedele, era nato intorno al 1760, ignoro dove, e morì nelle carceri di Cosenza il 2 gennaio del 1816.
Fedele Fasano si sposò due volte, ma solo dal secondo matrimonio si sviluppò quel ramo che diede origine al cognome Fasano tuttora presente a San Marco Argentano. Sappiamo che i genitori di Fedele si chiamavano Tommaso e Rosa Aquino, ma ignoriamo tutto sui luoghi di provenienza e su possibili legami parentali col ceppo precedente.
Poiché i figli di Fedele, dal secondo matrimonio con Ursola del Vecchio, nacquero tutti a San Marco, sappiamo dove abitavano e la professione di Fedele. Operaio generico, fu nominato guardaboschi intorno al 1813, quando la Calabria era governata dai francesi di Gioacchino Murat. Da questo semplice fatto desumo che Fedele doveva essere un sostenitore del nuovo governo e un oppositore del governo uscente dei Borboni, considerando che l'incarico di tutore del patrimonio demaniale veniva affidato sulla base di garanzie politiche, piuttosto che 'professionali'. Credo che proprio questa sua scelta gli costò il carcere, dato che la sua detenzione nelle prigioni di Cosenza coincise con la fine del Regno napoleonico e il ritorno dei Borboni al potere.
Se Gioacchino Murat fu fucilato il 31 ottobre 1815 e Fedele morì due mesi dopo, devo ritenere che egli abbia preso parte alle azioni militari in difesa del regime francese proprio perché guardia fiduciaria del vecchio regime. Insomma, Fedele -mai nome fu più presago di una scelta 'sbagliata'- finì la sua esistenza nel breve lasso di tempo rappresentato dalla transizione dall'uno all'altro governo.
Non so se i discendenti sappiano di questa sua fine, ma credo che ignorino anche il seguito, ossia il 'tranquillo' svolgersi della vita dei tre figli di Fedele e Ursola, ovvero Vincenzo Maria, Maria Teresa e Giuseppe, tutti e tre sposatisi a San Marco nei primi decenni dell'Ottocento.
La progenie Fasano che maggiormente si sviluppò, dando vita a diverse famiglie, fu quella originata da Giuseppe e Anna Maria Sbarra -una giovane di Cetraro- grazie ad uno dei loro tre figli, Francesco, nato nel 1843 nella contrada detta le Destre del Fullone, corrispondente all'attuale contrada Troncone-Luogo Santo.
Francesco Fasano sarà colui che intraprenderà la carriera di vetturale o carrettiere o trainiere come venivano chiamati allora i proprietari di carri da trasporto, i traìni, tirati da uno o più muli. Siamo negli anni del Regno d'Italia con Vittorio Emanuele II, esattamente nel 1876, quando Francesco si sposa con Serafina Lombardi, figlia di un 'vecchio' vaticale, grazie al quale consoliderà la propria attività di trasporto delle merci.
La coppia andò ad abitare nel popoloso quartiere di Capo le Rose, dove nasceranno, nell'arco di un ventennio, i loro otto figli, cinque maschi e tre femmine.
L'attività del padre si trasferisce sui figli, i quali si avvantaggeranno di matrimoni con figlie di altri piccoli imprenditori del trasporto con muli e carri, in particolare con la famiglia Pugliese, che a quel tempo svolgeva tale attività.
Nella foto di apertura un membro della famiglia Fasano sul proprio carro trainato da tre muli, in sosta nella piazza principale del paese, la piazza Selvaggi. Siamo negli anni Quaranta del Novecento e il trasporto con i carri cominciava ad essere sostituito da automezzi a motore.
Il vecchio mestiere continuerà ancora per qualche decennio con il trasporto da soma in luoghi impervi o nelle strade inaccessibili ai mezzi a motore, poi ognuno prenderà altre strade e intraprenderà altri lavori.
La foto fu a lungo esposta nella bottega di un barbiere, Giuseppe Fasano, detto Pino, che a suo tempo era stato testimone, a fianco del padre, di quei ricordi. La foto era esibita con orgoglio ai numerosi clienti e io, tra questi, pensai di fotografarla, per il solo piacere di averne una copia, mai immaginando che un giorno l'avrei riprodotta assieme ad una storia della famiglia Fasano su La Storia, le Storie di San Marco Argentano.


S.Marco Argentano, 1 gennaio 2026


Paolo Chiaselotti

Sotto i ceppi Fasano presenti a San Marco Argentano (da genealogia Fasano del sito www.sanmarcoargentano.it)

Albero genealogico Fasano




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