INDICE GENEALOGIE
![]() Lo scrivano", olio di Giacomo Favretto (Venezia 1849-1887)
Nicola Iannaccaro, nato nell'anno della rivoluzione francese, sarto da tre generazioni a Motta
Santa Lucia, poi tintore ad Aiello, passò dall'attività artigianale alle mansioni di
usciere negli anni Trenta-Quaranta dell'Ottocento. Fu, con tutta probabilità, in seguito al
suo secondo matrimonio con una donna di Dipignano che Nicola ebbe occasione di trovare un
impiego presso il Comune di San Marco.
Nell'albero genealogico sottostante sono riportate succintamente le informazioni riguardanti la sua sua vita e quella dei discendenti, oltre alle origini familiari, per cui non mi dilungo nell'esposizione dei fatti essenziali che lo riguardano. Voglio, invece, evidenziare attraverso la sua storia, alcuni mutamenti socio-economici conseguenti al governo bonapartista del Regno di Napoli. Il codice napoleonico aveva previsto la creazione di uffici per l'amministrazione civile. I primi ad esserne dotati furono i Comuni -inizialmente detti le Comuni, alla maniera francese- ad iniziare dall'ufficio dello stato civile, preposto a registrare nascita, matrimonio e morte di ciascun cittadino. La creazione delle nuove istituzioni civili, che sostituivano o si affiancavano a quelle religiose, comportava l'impiego di persone con un certo livello di istruzione, incluse quelle destinate a compiti essenzialmente servili. La persona addetta all'apertura e alla chiusura degli uffici, l'usciere, avendo contatti con il pubblico e dovendo adempiere a funzioni di supporto all'interno degli uffici, doveva saper leggere e scrivere. Nasceva, quindi, un ceto burocratico prima inesistente, che assunse una rilevanza sociale intermedia tra il funzionario amministrativo e i comuni cittadini obbligati a nuovi adempimenti civici. Lo stesso valeva per altri uffici, come quelli giudiziari, in cui nacquero nuove mansioni come l'usciere e lo scrivano. Reperire personale alfabetizzato non fu semplice, mancando la scuola obbligatoria, istituita solo nel 1810 dai francesi, e coloro che erano istruiti non erano disponibili a prestare servizi in ruoli subalterni. Gli artigiani, ma non tutti, avevano quelle conoscenze che permettevano loro di misurare, computare, leggere e comprendere un testo anche se semplice e, potendo in taluni casi contemperare il proprio originario lavoro con l'impiego subordinato, erano le uniche figure disponibili. I massari, pur avendo il più delle volte conoscenze elementari di calcolo e scrittura, non potevano dedicarsi a lavori impiegatizi in quanto la loro attività non consentiva differimento di tempi e di orari. Ebbene, il caso di Nicola Iannaccaro può essere esemplare per comprendere il passaggio da un'attività autonoma e indipendente ad una subordinata e i vantaggi socio-economici che ne conseguivano. La nascita di questa nuova classe si caratterizzava per l'esercizio di un nuovo potere, intermedio, ma proprio per questo tanto più vantaggioso, tra le classi alte e la massa dei cittadini analfabeti. Così come l'attività artigianale si trasferiva da padre in figlio, nel caso di Nicola Iannaccaro -ma con molta probabilità non si trattava di un caso isolato- anche il pubblico impiego poteva essere trasmesso per ... diritto ereditario. Il figlio Gabriele, che in alcuni atti iniziali del suo stato civile è indicato come 'domestico', in seguito lo troviamo con la stessa qualifica del padre, usciere, e il figlio di quest'ultimo, di nome Nicola come il nonno, assunto con la qualifica di scrivano, diventerà cancelliere presso l'ufficio giudiziario. Forse proprio questa posizione privilegiata fu all'origine di un atto di sopraffazione con la certezza di restare impunito. Nel 1880, poco più che trentenne, abusò di una bambina che un padre, vedovo e con prole, abitante a San Marco, gli aveva affidato per aiuti domestici. La fece franca in quanto il genitore ritirò la denuncia, addossandosi finanche le spese del processo. Ma questa è davvero un'altra storia, una pagina bruttissima nella vita di questa onorata famiglia, che cercò di distinguersi dagli altri concittadini, grazie a quei rapporti sociali che le avevano assegnato benessere economico e un indiscutibile rispetto. S.Marco Argentano, 24 gennaio 2026 Paolo Chiaselotti L'origine del cognome deriva dalla voce dialettale "iannacca" con cui si indicava una collana o un collare. Iannaccàro doveva essere colui che realizzava questi ornamenti, ma non escluderei che con lo stesso nome potessero essere chiamati anche ornamenti o strumenti per animali da tiro, del genere della bardature. Sotto albero genealogico Iannaccaro a San Marco Argentano (da genealogia Iannaccaro del sito www.sanmarcoargentano.it) ![]() |
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