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IL TESTAMENTO DI ROBERTO SANSEVERINO DI SAN MARCO Un prezioso documento fornitoci dall'avvocato Daniel Gonzaga dall'Uruguay
Prime pagine del manoscritto con il testamento di Roberto Sanseverino (1565) Anni fa l'avvocato Daniel Gonzaga mi ha inviato le copie di tre interessanti documenti inediti, estratti dall'archivio di Stato di Cosenza, riguardanti la storia della nostra città. Il fatto che gli originali si trovassero a pochi chilometri da noi, mentre colui che me li aveva inviati risiede in Uruguay, rende il suo gesto davvero generoso e ammirevole. Tra queste carte c'è il testamento di un Sanseverino di San Marco. Pur sapendo che i potenti signori di Bisignano fossero duchi della nostra città, non avevo mai saputo che un appartenente a questo illustre casato vi avesse stabilmente abitato con la moglie e che qui fossero nate loro tre figlie. Si chiamava Roberto Sanseverino, ma se lo cercate in rete, difficilmente troverete notizie di lui. Il suo nome, infatti, non compare in nessuna delle dettagliate genealogie riguardanti i vari rami Sanseverino. Il documento, pertanto, colma un vuoto genealogico, spiegabile solo con la mancanza di eredi maschi. Tuttavia, grazie al dott. Roberto Ruggi d'Aragona Bilotti, ho trovato notizie su Roberto Sanseverino in una pagina riguardante la famiglia Bombini di Cosenza. Cosa sappiamo di lui grazie a questo manoscritto? La sua storia inizia da Cosenza, in una casa posta vicino alla Porta a Capo della Piazza -oggi Archi di Ciaccio- dove egli si era recato in visita alla figlia Antonia e al genero Giovan Bernardino Bombini. Colpito da un improvviso malore e temendo – per usare le sue stesse parole – «che la malattia potesse essergli fatale», mandò a chiamare un notaio per dettare le sue ultime volontà. Il notaio Paolo de Luca, accompagnato da Andrea Giordano, un giudice regio la cui presenza era obbligatoria a quell'epoca, giunse in casa Bombini e vi trovò Roberto Sanseverino, a letto, ansioso di fare testamento. Come prescriveva la legge, il notaio e il giudice si accertarono che l'ammalato fosse capace di intendere e di volere, chiedendogli perché li avesse fatti chiamare. Roberto rispose che «nulla è più incerto dell'ora della morte e che, nel caso ciò fosse avvenuto -non volesse il Cielo- non voleva morire senza aver fatto testamento». Quindi, dopo aver raccomandato da buon cristiano l'anima a nostro Signore Gesù Cristo, alla Gloriosa Madre Maria Vergine e a tutti i Santi, si fece sul petto il segno della croce e si apprestò a dettare le sue volontà. Questo è ciò che il notaio scrisse di suo pugno il 23 ottobre 1565 prima di redigere il testamento. Per non annoiarvi vi espongo succintamente fatti e protagonisti di questa storia inedita, rinviando il lettore interessato all'argomento a scaricare in basso copia del testamento in formato PDF. Roberto Sanseverino, sposato con Vincenza Santacroce, aveva le seguenti tre figlie, in ordine di età: Antonia, Giulia e Laura. La prima, come abbiamo visto, era sposata con Giovanni Bernardino Bombini, noto giurista e letterato cosentino. Giulia, la seconda, aveva sposato Marco Scipione Caponsacco, un nobile rossanese con ascendenze toscane. La terza, infine, era l'unica ad abitare a San Marco assieme al marito Antonio Gonzaga (noto anche come Antonio Barranco, un secondo cognome derivatogli da un'ascendenza materna), personaggio che abbiamo già conosciuto per altre vicende. Roberto ripartisce le sue ricchezze nel modo seguente. Una volta pagati i debiti e le obbligazioni da lui contratti, Antonia diventerà erede universale, subentrando nell'intero patrimonio e nei relativi diritti. Alle altre figlie, come vedremo, spetteranno alcuni beni con degli obblighi precisi. Antonia ha il diritto di prendere dal patrimonio paterno il valore corrispondente a 1.400 ducati, in quanto quota della dote maritale a lei promessa, comprensiva degli interessi maturati negli ultimi tre anni. Per riscuotere tale somma, Antonia potrà alienare beni ereditati per un valore corrispondente, in totale autonomia e senza dover chiedere il permesso a nessuno. L'unico obbligo, se così può definirsi, è quello di consultare la zia Delia Sanseverino Caputo, la quale a sua volta è pregata di aiutarla ai fini di una rapida vendita. A Giulia il padre lascia 2.000 ducati, già promessi in occasione del suo matrimonio con Scipione Caponsacco e garantiti fin da allora con la proprietà denominata "Marinello". Sotto pena di essere maledetta, Giulia non potrà pretendere altro dalle sue sorelle, rinunciando ad ogni spettanza legale. A Laura, infine, spetta solo la quota legittima sui beni materni, mentre dal patrimonio paterno non potrà ottenere nulla se non dopo che la sorella Antonia sarà completamente soddisfatta come sopra specificato, fermo restando che, se l'estinzione del debito dotale verso Antonia dovesse assorbire l'intero asse ereditario, le sorelle non potranno avanzare alcuna pretesa di riduzione o di legittima. Roberto dimostra di voler regolare i conti con i generi. Dispone che Scipione, marito di Giulia, restituisca alla massa ereditaria (nelle mani di Antonia) la coppia di buoi, il cavallo, la mula e 120 ducati, calcolati tra dote e frutti della terra "Marinello" di cui ha goduto fino ad allora. Ad Antonio Gonzaga, marito di Laura, ordina la restituzione della cantina con le botti, il granaio e gli arredi di ogni genere di cui si è arbitrariamente impossessato. Ordina inoltre che restituisca ad Antonia crediti esatti da vari debitori, obbligati verso lo stesso testatore Roberto, dei quali fa nomi cognomi, natura e entità delle somme dovute, detraendo soltanto le spese da lui sostenute e documentate. Ce n'è anche per un fratello, Giulio, il quale aveva amministrato a proprio vantaggio beni di proprietà di Roberto a Senise (storico feudo della famiglia Sanseverino). Dispone che la figlia Antonia recuperi da lui tutte le somme dovute e non corrisposte nella misura di cento ducati annui. Una lettura attenta delle persone che entrano in gioco in questo panorama di metà Cinquecento e le vicende che ho già narrato consentono di capire le dinamiche sociali ed economiche di quel periodo. Non mi soffermo su questo; voglio solo suggerire ai lettori più interessati e attenti di trarre da questo e dagli altri documenti che ho messo a loro disposizione un quadro storico di San Marco finora ignorato. Io, lo ammetto, non ne ho né la forza né la capacità, riconoscendomi l'unico merito di essere uno scrupoloso 'trovarobe'. Clicca qui per scaricare il "Testamento di Roberto Sanseverino" in formato PDF - Sotto, l'albero genealogico di Roberto Sanseverino ![]() San Marco Argentano, 23.9.2026 Paolo Chiaselotti |
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