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Il poeta degli emarginati tra anarchia, musica e natura ![]() Fabrizio de Andrè
Fabrizio De André, noto cantautore e poeta, è stato un pilastro della musica italiana.
Era conosciuto anche con l'appellativo "Faber", coniato da Paolo Villaggio, che si ispirò,
più che all'abbreviazione del nome, all'abitudine del cantante di usare i pastelli della Faber-Castell!
I suoi tratti distintivi vanno ricercati nelle influenze musicali che uniscono folk e chanson francese, nell'uso sapiente dei dialetti, in un'attitudine intellettuale anarchica e pacifista e in una convinta attenzione poetica verso gli emarginati. De André considerava la canzone come una forma di poesia, perciò si ispirò ad autori come Edgar Lee Masters, George Brassens e François Villon, fondendo così folk, blues e musica medievale. Il fulcro della sua poetica è rimasto sempre l'uomo, in quanto essere umano, e soprattutto colui che nella società era guardato con un certo disprezzo. Ha dato voce a prostitute, ladri, carcerati, malati, e persino alle vittime di cronaca, come in "La canzone di Marinella", cantando la loro dignità, spesso negata da perbenismo e convenzioni sociali. È anche noto per il grande lavoro di valorizzazione dei dialetti e delle lingue minoritarie. Invece di usare un italiano standard, in alcune canzoni ha attinto alle radici della lingua, esplorando il genovese, con "Creuza de mä", il napoletano con "Don Raffaé" e soprattutto il sardo, profondamente amato dopo il suo trasferimento in Sardegna. L'album "Anime Salve" e brani come "Zirichiltaggia" ne sono una testimonianza. Per lui la Sardegna non era solo un rifugio, ma anche un luogo dove apprese la cura della terra e degli animali, sviluppando una conoscenza approfondita di piante e natura. In questo suo appassionato trasporto arrivò finanche ad interessarsi delle dinamiche del movimento indipendentista sardo. Anticonformista e di indole apparentemente timida, era un avido lettore e una figura intellettuale complessa, lontana dalle luci dello spettacolo e, nello stesso tempo, legata ai piccoli grandi vizi e alle consuetudini delle persone comuni. S. Marco Argentano, 20.6.2026 Paride Chiaselotti |
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