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Come si viveva in quegli anni di Pino Tricanico Racconto in formato PDF
Era un tardo pomeriggio di novembre del 1957.
Sul piccolo borgo calabrese era scesa una pioggia sottile, insistente, di quelle che non fanno rumore ma penetrano nelle ossa. Le strade, quasi deserte, erano diventate scure e lucide, e dai tetti delle case scendevano fili d’acqua che si raccoglievano nelle cunette ai margini delle viuzze. L’aria odorava di terra bagnata, di fumo di legna e di mosto. Il giorno, cominciato molto prima dell’alba, stava finalmente per finire. Nella barberia di Enrico, una stanza non molto ampia e tiepida, illuminata da una lampadina che pendeva dal soffitto, si erano ritrovati cinque amici. Oltre a Enrico, c’erano Giuseppe, Pasquale, Emilio e Francesco. Erano uomini abituati alla fatica e alla necessità. Nessuno di loro aveva un mestiere sicuro, nessuno poteva contare su uno stipendio alla fine del mese. Si lavorava quando capitava. Chi faceva il muratore, chi il calzolaio, chi il falegname; chi batteva il ferro nella bottega del fabbro e chi, con un mulo o un asino, trasportava legna, sacchi, pietre e qualsiasi altra cosa potesse essere caricata sul basto. Si prendeva quello che veniva. Quel giorno avevano lavorato tutti. Le mani di Giuseppe erano ancora nere di ... (continua a leggere) © 2026 G. Tricanico. Tutti i diritti riservati Pino Tricanico agosto 2026 |
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