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![]() Funerale di un capo russo (Pogrzeb wodza Rusów, Henryk Siemiradzki, 1883) da Wikipedia)
Mi è mancato pensando, soprattutto, all'immagine romantica dalla quale noi sammarchesi abbiamo fatto derivare l'origine del nome. "U cap'i Rosa" italianizzato in "Capo le rose" o "Capo delle rose". Entro subito nell'argomento chiedendomi se i russi, non solo gli slavi di cui ho ampiamente parlato in questa rubrica, possano aver avuto un qualche ruolo anche a San Marco al tempo dei normanni. L'immagine romantica di cui qualcuno si servì, attribuendo al Capo delle Rose la presenza delle più belle ragazze del paese, potrebbe avere anche una reale corrispondenza, ma in ogni caso non sarebbe il nome originario, per cui dobbiamo supporre che all'origine del nome vi fosse un vasto roseto o che si trattasse di un antroponimo derivante da un nome o da un cognome. Che ne pensa il lettore, soprattutto colui che si definisce tutore delle antiche tradizioni? Se non ci ha mai pensato, mi permetto di indicare una direzione di ricerca. Fin dal 1632 troviamo la denominazione "capo delle Rose" oppure "Porta dell'Ilici" o semplicemente o "le Rose" di codesto quartiere, scritto nera su bianco nell'inventario dei beni delle Clarisse. Visto che la porta si chiamava dell'Ilici, forma plurale del nome di un albero altrimenti detto elce o leccio, è altrettanto possibile che un luogo potesse chiamarsi delle rose, con riferimento alla crescita in quella zona di cespugli di questo fiore. Oltre alla porta dell'Ilici, c'era, poco distante, la chiesa di Santa Maria dell'Ilici. A questo punto, però, entrano in gioco le differenti denominazioni della porta e della chiesa rispetto al luogo in cui sorgono: si sarebbero dovute chiamare porta delle rose e Santa Maria delle rose, invece che dell'ilici. C'erano ilici o rose? Ma a questa banalissima osservazione ne va aggiunta una più consistente. Dalla relazione ad limina del vescovo Teodoro Fantoni nel 1665 il nome della la chiesa è "Santa Maria dell'Illirico" e in una successiva "Santa Maria dell'Ilire". Questa era la sua denominazione canonica, con evidente riferimento ad un gruppo etnico dell'area balcanica. Dal Malaterra sappiamo che si trattava di sclavi (o sclaveni) al servizio di Roberto il Guiscardo presenti in buon numero a San Marco. Non sappiamo se per una errata interpretazione o per altri motivi, la voce Illire o Ilire già da alcuni decenni era stata corrotta in Ilici. È probabile, dunque, che anche il luogo detto Capo le Rose o semplicemente le Rose, possa essere stato originato non dalla presenza di fiori, ma da gruppi di sclavi o sclaveni che all'epoca era chiamati Rus' o Ros'. Chi erano? Da una semplice ricerca in rete possiamo apprendere origini, diffusione e vicende di questi uomini, assimilabili per taluni aspetti alle popolazioni slave, ma con una provenienza ben diversa. È possibile che gruppi isolati di costoro si trovassero in Italia al seguito dei bizantini, considerato che essi erano maggiormente conosciuti con il nome di Variaghi e formavano il corpo di guardia dell'imperatore. La loro presenza anche in Calabria, oltre che in Sicilia e Puglia, è documentata, come pure le vicende che li videro talvolta mercenari al soldo degli stessi Normanni. La parola che li identificava era Rus' ("Ros" nella lingua greco-bizantina). La denominazione "capo di Ros" sarebbe, poi diventata "capo di Rose". La presenza di 'russi' non contrasterebbe con quella di macedoni, considerato che nella cultura greco-latina non si faceva grande differenza essendo entrambi definiti slavi, sclavi, sclaveni. C'è, infine, un altro aspetto da approfondire e riguarda la parola capo, che, come tutti sappiamo, anche nella sua forma latina caput, può assumere significati diversi. Se esso si riferisce alla conformazione geomorfologica, la definizione è appropriata, in quanto si tratta di un promontorio che poggia sul sottostante pianoro dove sorge la chiesa di Santa Maria, ma anche se si trattasse di un antroponimo, cioè luogo abitato da un capo, il nome Critè o Criteo, con cui l'abitato era chiamato nella toponomastica cittadina fino alla fine del XIX secolo, individuava la dimora di un giudice ("krités"). Non escluderei che quella zona fosse il luogo di residenza del governatore, ovvero del capo dei Ros e di altri slavi dimoranti nei territori sottostanti fuori le mura e fuori la porta delli Tribulesi o Trivulesi (dal latino tribulis, compagno di tribù). Qualcuno mi chiederà: ma chi erano esattamente questi Rus? visto che degli altri avrei identificato un'appartenenza macedone riconducibile a tribù di Dragoviti o Dragubiti e Berziti o Beriziti. Io conosco soltanto i Rus di Kiev. Mi rendo conto che è davvero difficile credere che i fondatori della Russia possano aver avuto un ruolo nella nascita della nostra città. Per il momento voglio solo augurarmi che la storia dei Rus non finisca con questa pagina. Paolo Chiaselotti S. Marco Argentano, 16.2.2026
Ho scelto come immagine d'introduzione il funerale di un capo slavo, un dipinto di un pittore polacco vissuto nel XIX secolo,
per accostare una possibile autorità affidata ad un 'russo' o alla presenza nell'area detta del Critè o le Rose,
di persone appartenenti a quel gruppo etnico. Non è improbabile, infatti, che un'elite, ritenuta genericamente slava,
possa aver formato la prima borghesia del castrum San Marco. A tale proposito suggerisco di leggere una pagina di questa
rubrica in cui parlo dei várjobbágy ungheresi, limitandomi qui
a rilevare l'identico prefisso var, war delle parole: Várjobbágy, Væringjar, Várangoi, Waringos,
Variaghi, tutte indicanti una classe di guerrieri. Se, come ho prospettato, il nome rose derivasse da RUS’ (РУСЬ) costoro
apparterebbero alla stessa classe dei primi, considerato che sotto i bizantini i "Ρως" (Ros) erano noti come
"DM 37/08" (Varaggoy Ros).
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