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DANTEDÌ. IL CONTRIBUTO DI SAN MARCO ALLA LINGUA ITALIANA


Roberto il Guiscardo, la scarpa, Dante Alighieri
Da sinistra Roberto il Guiscardo, una moderna scarpa da arrampicata, Dante Alighieri

Noi salavam per entro 'l sasso rotto,
e d'ogne lato ne stringea lo stremo,
e piedi e man volea il suol disotto
(Pur. IV, 31-33)
Questi versi di Dante nella Divina Commedia descrivono un'arrampicata di Dante e Virgilio, impegnati a superare una roccia scoscesa nel Purgatorio.
Oggi che è il DANTEDÌ, la giornata dedicata al padre della lingua italiana, voglio ricordare il contributo che San Marco diede alla nostra lingua nazionale con la parola SCARPA, entrata nella lingua italiana partendo dal nostro piccolo paese.

Era accaduto che Roberto il Guiscardo, dopo avere attraversato la contrada Prato e avervi piantato l'accampamento, fu avvisato che le scorte di cibo erano finite.
Fortunatamente aveva con sé sessanta fanti slavi, esperti scalatori di montagne, che conoscevano bene il territorio e un luogo dove rifornirsi di cibo. La notte si unì a loro, vestendosi alla loro maniera e indossando anch'egli un particolare tipo di calzatura che gli slavi chiamavano SCARPA.
Questa parola, da allora entrò nella nostra lingua, sostituendo quella di CALCEARI fino ad allora usata.
Per farla breve possiamo dire che la parola SCARPA nacque qui a San Marco intorno al 1050, per diventare da quel momento il nome comune con cui chiamiamo le protezioni per i nostri piedi.
A dire il vero Dante Alighieri non la usò mai, ma usò la parola CARPONI, ovvero camminare a quattro zampe.
Nessuno pensò mai che la parola SCARPA, nata casualmente a San Marco Argentano, potesse diventare un patrimonio linguistico nazionale. Grazie ad essa oggi sappiamo da dove derivano parole come capra, carponi, Carpazi, scarpata e via saltando!



S. Marco Argentano, 25.3.2026

Paolo Chiaselotti


Note
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