Tutte le antistorie  INDICE ANTISTORIE
CHI ERA PIETRO DI TIRA?


funzionari bizantini
Funzionari bizantini (particolare tratto da Wikipedia Commons)

Son passati più di sette anni da quando, ancora inesperto e fiero di essermi proclamato 'antistorico', ho narrato il rapimento di Pietro di Tira, definendolo signore, al pari del Guiscardo. Oggi, a distanza di tempo, avendo un'età più matura (allora avevo appena 79 anni), mi sono chiesto: chi era veramente Pietro di Tira?

La definizione di signore è sbagliata, in quanto sire, signore e messere sono termini che nasceranno più tardi.
Leone Ostiense lo chiama genericamente un uomo. Amato di Montecassino lo chiama per nome, solo Goffredo Malaterra lo definisce "cives bisinianensis", cittadino di Bisignano.
Amato di Montecassino dice semplicemente che abitava a Bisignano, città piena d'oro, bestie e tessuti pregiati. Goffredo Malaterra e Leone Ostiense dicono che era ricco. Mettendo assieme le affermazioni potremmo dire che Pietro di Tira era un uomo ricco, cittadino di Bisignano, città di rilevante interesse politico ed economico, dove egli abitava.

Cos'altro sappiamo di lui? Goffredo Malaterra ce lo presenta anche sotto l'aspetto sociale: non solo aveva ricchezze, ma godeva di grande prestigio, essendo governatore assoluto per le sue doti di equità e fermezza.
Non risulta che avesse famiglia, anche se non possiamo escluderlo. Amato di Montecassino dice, però, che aveva preso a ben volere Roberto il Guiscardo, tanto da 'arrogarsi' la funzione di padre su di lui.
Quindi Roberto lo conosceva bene? Certamente, anche se Goffredo Malaterra non parla di 'affiliazione', ma solo di incontri frequenti.
Il motivo di tali incontri, unitamente al prestigio di cui godeva, apre uno spiraglio sulla reale funzione di Pietro nel contesto territoriale. Roberto, pur non essendo un cittadino bisignanese si recava da lui per dirimere i dissidi che insorgevano tra i suoi uomini.

A questo punto possiamo dire che Piero di Tira non era un cittadino che si prestava a far da paciere per la sua posizione economica e per il rispetto di cui godeva. Era un magistrato bizantino, che amministrava un vasto comprensorio, oltre i confini di Bisignano. Chi erano i suoi 'amministrati' o meglio chi era tenuto a rivolgersi alla sua autorità? Certamente quelle popolazioni di varie etnie e culture che erano comunemente chiamati sclavi o sclaveni.

Non è una mia supposizione, ma è quanto afferma il Malaterra senza ombra di dubbio.
Perché Roberto voleva (o doveva, non ha importanza) recarsi da lui per riappacificare i suoi uomini? Per il fatto che erano sclavi. Lo sappiamo da un capitolo, immediatamente precedente, riguardante il suo arrivo a San Marco. Ne abbiamo una conferma in questa circostanza: gli uomini al seguito di Roberto non erano normanni, dato che sarebbero stati disciplinati e solidali. E, in ogni caso, non si sarebbero sottomessi al giudizio di un funzionario o di un qualunque cittadino bizantino!

La figura di funzionario con poteri giudicanti è, a questo punto, fuori discussione. Si trattava di un "krité", figura di cui ho parlato in precedenti puntate dell'antistoria. La ricchezza, la sua superiorità di giudizio e di governo sopra esposte lo confermano.

Dalla narrazione di Goffredo Malaterra emerge un altro dato importantissimo: una vasta presenza di queste popolazioni sclavene nella Val di Crati.
Lo ricaviamo dalla preoccupazione del Guiscardo -condivisa anche da Pietro di Tira- di tener separati i rispettivi uomini, per timore che si potessero azzuffare. Ciò sta ad indicare che anche il seguito di Pietro di Tira era composto da sclaveni.
Una conferma viene dal seguito del racconto di Goffredo Malaterra, quando dice che 'calabresi' non si preoccuparono di inseguire gli assalitori per liberare il loro capo, nè tantomeno vollero concedere la città in cambio della sua liberazione.

Ecco, allora, che quel generico 'signore' di Bisignano si rivela una miniera d'oro, non solo per il Guiscardo, ma per comprendere pienamente la realtà territoriale della Val di Crati, prima che i normanni ne facessero una loro provincia.

Per il momento mi fermo qui, riproponendomi di approfondire l'argomento sulla presenza in Val di Crati di queste popolazioni e su un possibile trasferimento della sede giuridico-amministrativa da Bisignano a San Marco.


S. Marco Argentano, 16.5.2026

Paolo Chiaselotti


1 IL RAPIMENTO DEL SIGNORE DI BISIGNANO

NOTA. I passi del racconto di Goffredo Malaterra (libro I, cap.XVII) dai quali cui si evince quanto sopra affermato.

" Erat quippe idem Petrus ditissimus civis bisinianensis, sed et, consilio et virtute caeteris perpollens, omnibus principabatur. Soliti autem erant multotiens convenire hic et Robertus Guiscardus, quasi ad placitum, de pluribus controversiis, quae inter suos eveniebant.
Guiscardus ... mandat, se illi multitudini intermisceri nolle, ne forte inter ipsos tumultus ex aliqua re fieret
Calabrenses vero, de Petro iam desperantes et pro ipso cum Normannis minime certare praenitentes, fugiendo sese in castrum Bisinianense recipiunt.
... sed, civibus non assentientibus, castrum minime reddere potuit.
Tanta itaque pecunia Guiscardus accepta, suos, abundanter remunerando, in sui fidelitate roborat.
"



Up
LA STORIA LE STORIE

RACCONTA LA TUA STORIA
info@lastorialestorie.it