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L'UCCISIONE DI BARRANCO GONZAGA


Nel 1578 fu ucciso un nobile sammarchese, Antonio Barranco Gonzaga.
Una contrada di San Marco Argentano, attraversata dal torrente Fullone ai piedi del monte Bucita, è chiamata ancora oggi Barranco. Poco distante, nel territorio di Fagnano Castello, c'è una zona che ha il nome di uno degli aggressori: Vallone di Filippo.
Il grave fatto di sangue fu denunciato all'epoca da una sorella dell'ucciso, Ippolita Gonzaga, la quale fece i nomi dei tre aggressori, due di Fagnano e uno di San Marco.
Uno era un feudatario di Fagnano, il barone Filippo Antonio Falangola, l'altro, anch'egli ...
(continua sotto)


di Fagnano, si chiamava Rotilio de Jannoccaro e il terzo era Pietro Antonio Selvaggi, appartenente a un'illustre famiglia sammarchese.
(La scena soprastante è una ricostruzione immaginaria ambientata nei luoghi sopracitati).

All'epoca, nel luogo successivamente chiamato Barranco, dal nome dell'ucciso, c'era un mulino, di cui oggi si intravedono alcuni ruderi. Il canale del suo impianto idraulico fu utilizzato vari secoli dopo per il funzionamento di una centrale idroelettrica, di cui rimangono solo i muri perimetrali.
In questo luogo, io e altri coetanei andavamo a fare le "scialate" - allegre scampagnate - portandoci dietro un'enorme anguria, che immergevamo nelle acque del torrente Fullone, per consumarla più fresca. Col passare degli anni quel luogo mi divenne familiare, essendovi unaa centrale idroelettrica di proprietà della famiglia Viggiano, con cui mi ero imparentato.
In seguito, vi andavo periodicamente non corso di lunghe camminate in mezzo alla natura, raggiungendo anche l'altra località, il Vallone di Filippo. Allora, come oggi, mi incuriosivano antroponimi e toponimi e mi chiedevo quale fosse l'origine dei nomi di quei luoghi, che accostavo foneticamente a burrone l'uno, e al nome di un possibile proprietario l'altro.
La risposta a questa mia curiosità mi giunse, casualmente, da un signore di Montevideo, Daniel Gonzaga, avvocato, cultore di arte e di storia, appartenente alle storiche casate di Mantova-Novellara, che mi inviò copia del manoscritto suddetto.

Immaginate ciò che provai nell'apprendere che quei luoghi ameni e industriosi erano stati teatro di un delitto! Per darvene un'idea basta che osserviate la scena sopra riprodotta. L'ho fatta realizzare dall'Intelligenza Artificiale, dandogli una descrizione dei luoghi, il secolo e il modo in cui immaginavo fosse avvenuto il fatto di sangue: Antonio Barranco Gonzaga a terra, circondato dai tre assalitori, uno dei quali sta per ucciderlo.
Dal manoscritto che riporta i fatti accaduti emerge in tutta chiarezza che si trattò di un omicidio, tuttavia nella mia ricostruzione non ho escluso che potesse trattarsi di un duello o di un regolamento di conti per vecchi rancori. Il seguito della storia ci dice, infatti, che proprietari e confini mutarono nel corso degli anni e che Gonzaga e Selvaggi si apparentarono. In ogni caso, avendo il tempo lavato efferatezza, sangue e odio, restano i nomi di Filippo e Barranco a testimoniare una fase storica che interessò Fagnano e San Marco. Quei luoghi, che io avevo spensieratamente frequentato, conservarono il loro segreto per più di quattro secoli.

San Marco Argentano, 15 ottobre 2026

Paolo Chiaselotti

Un dettagliato resoconto di cosa avvenne e chi fossero i protagonisti si può leggere alla pagina L'omicidio di Barranco Gonzaga
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