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L'OMICIDIO DI ANTON BARRANCO GONZAGA
Un manoscritto inedito conservato nell'A.S. di Cosenza
inviato dall'avv. Daniel Gonzaga (Uruguay)

(Chi è Daniel Gonzaga?)

Ruderi in contrada Barranco

Ruderi in contrada Barranco di San Marco Argentano

Sangue e banditismo nella San Marco del Cinquecento: il delitto Gonzaga
Cosa accadde nel maggio del 1578 a San Marco? Perché due famiglie aristocratiche, unite da intensi rapporti e destinate persino a imparentarsi in futuro, giunsero a una conflittualità così estrema da seminare morte e odio?

I segreti di questo scontro sono rimasti sepolti per secoli nell'Archivio di Stato di Cosenza. Oggi, grazie a una straordinaria convergenza di ricerche, siamo in grado di svelare i dettagli contenuti nella denuncia originale dell'omicidio di Antonio Barranco Gonzaga. Una vicenda che squarcia il velo su un'epoca complessa, rivelando uno spaccato di vita aristocratica e banditesca che difficilmente avremmo potuto conoscere.

Il mistero della vittima e l'ombra del tradimento
L'uccisione di Antonio Barranco Gonzaga cancella bruscamente la parabola di un uomo chiave per il prestigio del suo casato. Solo pochi anni prima, era stato proprio lui a comunicare con orgoglio ai maggiorenti di San Marco l'ammissione del fratello Andreace al prestigioso ordine equestre di Santo Stefano.

Il paradosso storico emerge con forza dagli stessi documenti d'archivio: un membro della famiglia a cui apparteneva l'omicida era stato tra i sottoscrittori delle 'probanze' della nobiltà di Barranco, la certificazione ufficiale necessaria per l'accesso al cavalierato. Dai favori legati allo status nobiliare si passò, in un pochi anni, al sangue.

Nel documento non viene esplicitata la causa scatenante dell'odio, ma le accuse delineano chiaramente il profilo degli esecutori del delitto: Filippo Falangola (dei baroni di Fagnano) e Pietro Antonio Selvaggi (di San Marco). Insieme a loro agì un terzo uomo, Rotilio de Jannoccaro, probabilmente anch'egli di Fagnano. I tre non si limitarono all'omicidio, ma si muovevano all'interno di una vera e propria condotta di vita banditesca.

Il terrore di Ippolita Gonzaga: la fuga verso la Regia Corte
A sollevare il velo sull'alleanza criminale è la sorella della vittima, Ippolita Gonzaga, che agisce anche a nome del fratello maggiore Giovanni Geronimo. La denuncia sporta dalla donna è un atto durissimo, che fotografa una provincia dominata dalla paura. Ippolita accusa formalmente i tre uomini di reati pesantissimi:
  • Ricettazione e protezione di latitanti;
  • Connivenza stabile con i fuorilegge del territorio;
  • Partecipazione diretta a rapine a mano armata;
  • Complicità attiva nell'aver acconsentito, favorito e provocato l'uccisione di suo fratello Antonio Barranco.
Nelle righe del manoscritto traspare il terrore profondo della donna. Essendo vedova, sola e indifesa, Ippolita confessa di non poter affrontare direttamente i carnefici di suo fratello sul territorio. È costretta a delegare due procuratori – Pompeo de Angelis di Terranova e Ottaviano di Roliano – affinché trasferiscano la causa lontano da San Marco, portando l'accusa e il giudizio fino ai massimi livelli, davanti alla Regia Corte di Napoli.

La denuncia, sostenuta dal testimone Pompeo Valentone e redatta dal notaio Bernardino degli Affelisij, viene formalmente accolta a Cosenza dal giudice regio aggiunto Mario de Lutijs il 6 maggio 1578.

Dietro le quinte della ricerca: i custodi della memoria
Se oggi questa pagina di cronaca nera torna alla luce, è grazie a un fitto intreccio di passioni e collaborazioni che corre lungo l'asse tra la Calabria e l'America Latina. Questa pubblicazione vuole essere l'inversione di una nemesi storica riguardante il casato dei Gonzaga e la nostra città, un risarcimento ideale attraverso la memoria.

IL prezioso documento che ha permesso la ricostruzione è il risultato delle ricerche dell'avvocato Daniel Gonzaga, che vive e lavora a Montevideo. Spinto da una profonda passione per la storia, l'arte, la letteratura e il collezionismo – oltre che dal desiderio personale di tracciare le radici del proprio illustre cognome – l'avvocato Gonzaga ha scovato negli archivi e mi ha inviato spontaneamente i materiali in rete, conoscendo il mio lavoro sulla nostra città.

Presto, come doveroso atto di gratitudine e come obbligo verso la comunità, presenterò un altro splendido "dono" che l'avvocato mi ha fatto a suo tempo: un lungo manoscritto del 1597, trascritto da un'esperta paleografa, riguardante un prestito di seicento ducati erogato al comune di San Marco per sanare i debiti con il fisco. Nel frattempo, troverete un breve profilo dell'avvocato Daniel nella nostra pagina dedicata alle Genealogie.

Nota al restauro del documento originale
Il foglio d'archivio giunto fino a noi è un manoscritto redatto su una pergamena estremamente sottile. Questa caratteristica ha fatto sì che l'inchiostro del retro comparisse in trasparenza sulla prima pagina, creando una sovrapposizione disordinata di lettere e formule di rito che rendeva quasi impossibile la decifrazione.

Per garantire la massima fedeltà e accuratezza storica, ho ripulito digitalmente le pagine, cancellando con pazienza le lettere parassite dello sfondo. Qui in basso metto a disposizione dei lettori entrambe le versioni del documento: per avere la fonte originale e per verificare la veridicità dei fatti esposti.

Clicca qui per scaricare il PDF con la denuncia originale della morte di Antonio Barranco Gonzaga


L'immagine sottostante, ripulita rispetto all'originale, può essere copiata e ingrandita
denuncia morte Antonio Barranco Gonzaga


San Marco Argentano, 17.9.2026

Paolo Chiaselotti
Vedi anche Andreace Gonzaga   genealogia famiglia Gonzaga
E ancora, sul sito https://www.sanmarcoargentano.it (link esterni con apertura singole pagine)
Selvaggi   Valentoni   Platea delle Clarisse
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