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U TRISORU

di Vincenzo Serra

La parabola del tesoro nascosto (da Wikipedia)

La parabola del tesoro nascosto (disegno tratto da Wikipedia)

Allorquando, fino a qualche decennio addietro, si assisteva alla crescita rapida e consistente del benessere di qualcuno, si diffondeva la diceria che costui era stato aiutato per la sua fortuna dal ritrovamento di "nu trisoru".
La leggenda del ritrovamento di "nu trisoru" serpeggiò fra la gente umile fino allla fine del secondo dopoguerra, giustificando e motivando con questo le fortune socioeconomiche di cui si ignorava la provenienza.
Le strade che portavano a questo leggendario ritrovamento erano sostanzialmente due: la rivelazione da un sogno oppure un semplice ritrovamento occasionale dovuto solo alla benevolenza della dea bendata.
Questa leggenda era originata da un'altra, altrettanto fantasiosa, che parlava di briganti, ladroni, disertori o cavalieri o, addirittura, nababbi o nobili senza eredi, i quali alla vigilia della probabile cattura o della morte nascondevano le loro ricchezze.
Per continuare il discorso è necessario soffermarsi sui sistemi di occultamento che prevedevano o di nascondere il tesoro in segreto - in un momento impensabile e in un luogo impervio ed inimmaginabile - oppure di sotterrarlo o murarlo, facendolo sorvegliare da un ... guardiano. Di solito, il guardiano era il malcapitato che aveva materialmente sotterrato o murato "u trisoru". Costui, dopo il lavoro, al fine di un garantito segreto veniva ammazzato sul posto, ma prima dell'esecuzione doveva giurare di custodire, anche da morto, quel tesoro fino al giorno in cui avrebbe individuato le persone giuste ad ereditare quella fortuna. Costoro sarebbero state contattate in sogno ed istruite sulla procedura (rito e condizioni) per venire in possesso di quel bendidio.
Nel caso di occultamento segreto - senza custodi - accadeva che molti di quei luoghi remoti ed impervi, con il tempo, erano bonificati e dissodati per essere destinati all'agricoltura ed alla nascita di centri abitati. Fu in questa nuova realtà che alcune persone, baciate dalla fortuna, ritrovarono il famoso "trisoru". Le occasioni del ritrovamento erano di natura diversa, come scavare una fossa, abbattere un muro, sradicare un albero, rimuovere un masso o altro.
In ogni caso, benché il fortunato ritrovatore facesse un bel salto socioeconomico, la cosa strana era che, nonostante voci, sussurri e insinuazioni, si parlasse poco "du trisoru", sia dell'entità, che del contenuto, salvo qualche generico accenno a "oro e soldi". Non si accennava neppure al modo in cui il fortunato possessore avrebbe fatto ricorso per mettere a frutto la sua ricchezza, ad esempio, convertire quella disponibilità in liquidità. Ricordo solo, in una discussione di gruppo su questo argomento, un "miscredente" affermare che, in caso di soldi, questi avrebbero potuto essere fuori corso e, quindi, inutilizzabili.
In tutto questo inutile parlottare trovavano spazio delle storielle, come quella di un garzone che si era coraggiosamente avventurato in un dirupo quasi inaccessibile alla ricerca di nidi. Per inciso, giusto per parlare di un piccolo tesoro, il contenuto di quelle piccole dimore di volatili rappresentava, per le tavole povere e invariabili degli umani in quegli anni, una festa. Nessuno aveva a cuore gli uccelli, i quali in quella realtà erano in una tale quantità da rappresentare una sciagura per le coltivazioni!
Ritornando, però, a quanto accadde al nostro garzone, egli, mentre si muoveva faticosamente alla ricerca del nido, vide un pentolone di ottimo rame, quasi nuovo, pieno di qualcosa non bene identificabile. Il primo pensiero del ragazzo fu quello di recuperare l'utensile, senza pensare al contenuto. Per eccesso di scrupolo, però, volle riferire la cosa al suo padrone, il quale, ricevute tutte le informazioni e fiutata la straordinarietà del ritrovamento, fingendosi preoccupato per l'incolumità del ragazzo, gli impedì di ritornare sul posto. Avrebbe provveduto lui a recuperare quel recipiente. In effetti, quella pentola custodiva un tesoro che fu segretamente recuperato dal padrone. Egli, ovviamente, tenne tutto per sé, non lasciando trapelare nulla, lasciando al fedele garzone la gioia di appropriarsi del contenuto dei nidi.
Un'altra storiella racconta di due fratelli vissuti l'uno nel benessere e l'altro nella ristrettezza, nonostante all'origine fossero entrambi poveri contadini, proprietari di un piccolo pezzo di terra. L'uno si occupava della semina e l'altro lo precedeva arando il terreno con i buoi. Quest'ultimo, un giorno, si accorse che il vomere aveva urtato qualcosa di insolito. Da una semplice occhiata, ebbe la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di straordinario. Con il pretesto di un malessere dei buoi, disse al fratello che dovevano sospendere il lavoro. La notte seguente, recatosi segretamente sul posto, scoprì che quell'ostacolo era una pignata colma d'oro e monete. Se ne appropriò lasciando il fratello all'oscuro di tutto e, soprattutto, privo di quella parte di tesoro che gli sarebbe spettata, essendo il terreno di entrambi.
Non mancavano, poi, i racconti che che avevano alla base i sogni, attraverso i quali si poteva godere di un'inaspettata fortuna, a talune condizioni che dovevano essere assolutamente rispettate. Ne ricordo uno in particolare.
Una signora, di età avanzata, raccontava a noi bambini che quando era giovane aveva sognato uno sconosciuto che le dava istruzioni per farla diventare ricca. Le aveva raccomandato di recarsi, nelle ore più calde e solitarie della giornata, presso un vecchio fabbricato semi abbandonato e di mettersi in contemplazione finché, al culmine della calura, nel muro si sarebbe aperta una falla temporanea dalla quale sarebbero cadute monete e oro in grande quantità. Le raccomandava, inoltre, di tenersi pronta, perché il momento magico sarebbe stato di breve durata e tutto sarebbe ritornato immediatamente nella normalità. Ella ignorò questa raccomandazione. Il sogno si ripete una settimana dopo e questa volta la donna si decise a seguire puntualmente le istruzioni del sogno. Giunta presso la casa indicata, sotto un sole quasi bollente e senza un'anima viva, mentre topi e formiche percorrevano il muro, vide, a qualche passo da lei, un serpente che rincorreva una lucertola. Il silenzio era rotto solo dal canto monotono e lamentoso delle cicale e dal verso sgarbato di qualche uccello. Sconfortata da questo paesaggio insolito e disarmante e spaventata dall'idea del misterioso fenomeno di un muro che avrebbe vomitato ricchezze, presa dal panico e dando un calcio alle speranze e ai sogni di una nuova vita si allontanò rapidamente senza mai voltarsi indietro. Dopo tre giorni, le apparve nuovamente in sogno -fu l'ultima volta- il solito sconosciuto che la rimproverò per aver sprecato una fortunata occasione, annunciandole che non avrebbe più potuto aiutarla.
Le condizioni per cui si poteva godere di una fortuna non riguardavano solo i sogni, ma anche i racconti per i bambini. Uno di questi, veramente fantasioso, che ci affascinava, incutendoci anche un pizzico di paura, riguardava la comparsa e la cattura di un serpente. Ad un giovane e al suo fratello minore un tale aveva offerto la possibilità di impossessarsi di "nu trisoru", talmente grosso da farli diventare i più ricchi del circondario, a condizione, però, che avessero superato una prova veramente ardua e rischiosa. Si sarebbero dovuti recare, dopo il tramonto del sole, presso un'ampia palude, portando con sé un capiente "gummulu" col relativo tappo e attendere, in totale silenzio, fino a quando, a notte fonda, non sarebbe emerso un enorme serpente. A turno li avrebbe avvolti e leccati in tutte le parti del loro corpo e poi si sarebbe infilato nel "gummulu" che doveva essere subito tappato. La raccomandazione era di mantenere il totale silenzio fino alla chiusura del recipiente. Una volta scrupolosamente eseguite queste indicazioni, il vaso poteva essere rotto e da esso sarebbe fuoriuscita la ricchezza promessa. I due fratelli affrontarono coraggiosamente la prova, ma commisero l'errore di parlare prima di aver tappato "u gummulu". La mancanza costò loro molto cara: entrambi furono risucchiati da una forza sovrumana, ritrovandosi in un luogo sconosciuto e impervio, dal quale, faticosamente, riuscirono a venirne fuori. Dopo un lungo peregrinare ritrovarono la loro casa, ma rimasero per sempre poveri come lo erano stati prima della loro prova.
L'esistenza di sogni rivelatori di fortune non si fermava solo alla caccia di "trisori", ma sconfinava nella comunicazione da parte delle anime dei defunti di numeri vincenti nelle diverse lotterie. La fiducia e le speranze riposte in questo genere di sogni finirono col prevalere su quelle, allettanti ma complesse, dei sogni rivelatori di tesori. Ancora oggi capita di incontrare qualcuno che va a giocare i numeri fortunati suggeriti in sogno dal caro estinto.


Milano, 27 gennaio 2026

Vincenzo Serra


Vincenzo Serra è nato a San Marco Argentano, dove ha studiato presso il locale Istituto per Ragionieri. I suoi racconti sono puntuali relazioni sulla vita negli anni Cinquanta nelle borgate rurali, frutto di conoscenze dirette e di memorie tramandate da persone più anziane, utili a chi vuole conoscere aspetti culturali e socioeconomici a volte sconosciuti.

Gli altri racconti di Vincenzo Serra:
I Sanpaulari ...   -   U furisu   -   U stagliu   -   Querce monumento  -   Il pesce d'aprile  -   Il carnevale campagnolo

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