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LA STORIA LE STORIE DELL'ARTE


LETTERA A SANT'ANTONIO.

Affresco di Sant'Antonio di Padova chiesa Riforma San Marco Argentano Caro Fernando,
(permettimi di chiamarti per nome), per l'occasione della tua festa, voglio parlare della tua immagine dipinta nella chiesa della Riforma a San Marco Argentano.
Non so se qualcuno, tra una supplica e l'altra, ti ha mai informato dei cambiamenti che ci sono stati. Qualcosa te l'avrà raccontata, sicuramente, Francesco, quello di Paola, che è stato qui dopo di te. Sono stati anni difficili: divisioni interne per essere più vicini alla povertà del primo Francesco. Chi aspirava ad un eremo, chi voleva il convento, chi voleva essere osservante, ma la maggior parte continuarono a chiamarsi Minori. E come se non bastasse, «Voi siete Minori? e noi siamo i Minimi!» aggiunse l'eremita paolano, convincendo altri fratelli a dare in carità quel poco che possedevano.
Ho letto un intervento di un tuo devoto, Francesco Modafferi, scritto 13 (!) anni fa, in cui ricordava l'autoritratto che ti saresti fatto su una parete della chiesa.
Non essendo credente, dico che i miracoli li fanno i Santi, mentre i fedeli si limitavano a dipingerli. Ciò nonostante, mi sono chiesto più di una volta: ma, se non se la fece da solo, quella figura nella cappella, che originariamente era un oratorio, chi la fece?
Non essendo stato tu stesso a farti un autoritratto, come io credo (non ti ci vedo come antesignano dei selfie!), potrebbe essere stato un frate, proprio per documentare che eri passato da queste parti. Che tu possa aver posato per un ritratto mi sembra una vanità peggiore del selfie, ma che un confratello possa averti raffigurato dopo il tuo passaggio su questa terra, non posso escluderlo. Parliamo, quindi, dopo il 1232, o mi sbaglio?
La Soprintendenza ai Beni Culturali -una specie di convento laico- afferma, categoricamente, che l'affresco risale ad un periodo compreso tra il 1490 e il 1510. Cioè oltre due secoli e mezzo dopo che eri rientrato dal Marocco. Chi ha ragione?
Non voglio intromettermi in affari che non mi riguardano, ma quando giungesti a San Marco nel 1221 eri ancora ammalato? Siccome sono per natura antistorico e non credente, mi piacerebbe sapere se è vero che la tua "raffigurazione nella nostra chiesa è è unica al mondo", come ha affermato il Modafferi.
Io gli credo, perché, essendo un terziario francescano, ha un filo diretto con te, ma mi permetto di dirti che se ci fosse un tuo autorevole segnale, un'illuminazione o la precisazione di un tuo delegato su questa terra (alla Soprintendenza non hai nessuno?), potremmo tranquillamente dare atto a Francesco Modafferi di quanto afferma.

San Marco Argentano, 13 giugno 2026

Paolo


Non possiamo escludere che l'affresco, pur presentando aspetti storico-stilistici contrastanti, possa essere stato eseguito anteriormente al 1320. In ogni caso, anche dopo tale data, esso rappresenta una delle primissime raffigurazioni del Santo.
L'affermazione di unicità del dott. Modafferi si fonda su alcuni elementi consistenti: il volto non ha precedenti nel panorama iconografico e i suoi tratti erano simili a quelli della Madonna allattante che si trovava nella stessa cappella.
È legittimo, quindi, supporre che l'autore possa essere stato un frate del luogo a cui la prima comunità monastica diede l'incarico di dipingere soggetti religiosi in una piccola chiesa originaria.
Da un punto di vista storico se il dipinto fosse antecedente al 1320 esso rientrerebbe o in un periodo di forti contrasti tra papato e impero o nel periodo del governo angioino. La storia locale vuole che il convento sia stato fondato dal beato Pietro Cathin nel 1216 e, quindi, Sant'Antonio vi sarebbe passato cinque anni dopo. La storia locale, inoltre, vuole che il convento fosse stato chiuso da Federico II, quindi prima del 1250, anno della sua morte. Il suo successore Manfredi continuò a regnare fino al 1266, anno in cui subentrarono gli Angioini. Non sappiamo se all'interno di questo primo nucleo vi fossero stati contrasti o repressioni, ma è difficile immaginare che quella parete con l'affresco abbia superato intatta le vicissitudini del tempo, inclusa la presunta interdizione di Federico II, equiparato all'Anticristo.
Realisticamente, quindi, la probabilità di una sua conservazione è affidata ad una esecuzione posteriore al 1266.
In ogni caso è certo che la parete affrescata esistesse prima che fosse costruita l'attuale chiesa. Il dipinto, infatti, fu realizzato anteriormente all'edificazione della cappella gotica in cui si trova, in quanto i colori sul bordo destro sono coperti da una colonna portante.
Gli elementi che hanno indotto alcuni studiosi ad una datazione posteriore al 1320 sono essenzialmente i due attributi iconografici del Santo: il giglio e il libro. Il primo contrasterebbe con i versi della preghiera "Si queris miracula" scritti sulle due pagine del libro che il Santo tiene sollevato. Anche la fattura del giglio, un gambo unico con tre fiori bianchi simmetricamente disposti, farebbe propendere per una datazione posteriore.
La preghiera "Si queris miracula" fu scritta nel Duecento da un frate minore tedesco presente in Francia, presso la corte di San Luigi IX, e ad Assisi, mentre il Regno delle due Sicilie era governato da Federico II.
Quel tipo di giglio dalla forma stilizzata, simbolo della purezza e della Trinità, ricorda l'emblema della casa d'Angiò -notoriamente vicina al francescanesimo- che succedette a Federico II.
Gli studiosi affermano che il "Si queris", scritto e diffuso dopo due anni dalla morte di Sant'Antonio, sia un'aggiunta tarda all'iconografia antoniana, nata per soddisfare la credenza popolare che la sua recitazione aiutasse a ritrovare oggetti smarriti.
È pur vero che alcuni particolari stilistici, come la forma della manica sottostante alla mano che regge il libro, fanno propendere per una datazione non anteriore al Trecento, tuttavia, non possiamo escludere che vi fossero state negli anni aggiunte o modificazioni. Una prova in tal senso è rappresentata dal fondo, quadrettato nella parte superiore, adornato di volute floreali nella parte sottostante. Anche il cingolo francescano raffigurato con un nodo a otto spirali potrebbe essere un indizio dell'epoca in cui lo stesso fu realizzato.
Sull'argomento avevo a suo tempo scritto la pagina L'affresco di Sant'Antonio senza aver letto e citato le osservazioni del dott. Modafferi, che pone l'accento sull'unicità di questo "misterioso" affresco. Se fosse fondata una retrodatazione del dipinto ad anni tra il 1266 e il 1320 il nostro Sant'Antonio rappresenterebbe in assoluto la prima raffigurazione del futuro dottore della Chiesa. Se addirittura fosse stato realizzato in anni precedenti, ebbene, anch'io lo definirei un 'miracolo'.

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