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(parte seconda) ![]() La prima corriera della linea San Marco Argentano-Cosenza -
In questa seconda puntata della storia della motorizzazione a San Marco Argentano vedremo come
l'arrivo dell'Itala 35-45, vincitrice del raid Parigi-Pechino, abbia influito
sullo sviluppo della nostra città.
La storia ha sempre un fascino quando narra eventi che in qualche modo ci vedono coinvolti; come quella che riguarda la nascita di una linea di trasporto motorizzata da e per Cosenza. Tutti a bordo, dunque, della prima vettura postale a motore che sostituì nei primissimi anni Venti del Novecento la vecchia diligenza. Erano passati tredici anni da quando il principe Scipione Borghese era venuto con la sua Itala a San Marco. Perché proprio qui? In Calabria e in particolare nel Rossanese aveva propri interessi da curare, avendo terreni in quella zona e, non escludo, conoscenze e amicizie con le famiglie più importanti del tempo. Quelle, per capirci, che oltre e al di là di nobili natali, avevano proprietà e tanta voglia di arricchirsi. Quelle che guardavano al progresso come atto dinamico dell'economia, quelle che sognavano con Marinetti e D'Annunzio un'era futura con la rottura di vecchi schemi. Non faccio i nomi perché li ignoro, ma penso al primo edificio condominiale costruito in luogo degli antichi palazzi, a chi aveva frequenti contatti e legami con la storica capitale del meridione, alle famiglie che avevano contratto matrimoni con importanti famiglie di altri centri storici. La guerra, la Grande Guerra, aveva interrotto, tragicamente, alcuni disegni di quel progresso, ma non gli interessi che furono spostati dai campi arati ai campi di battaglia. I motori, quelli del sogno futurista, divennero realtà: non solo vetture da raid propagandistici, ma veicoli e velivoli che sostituivano o mettevano in secondo piano animali da tiro e da soma. A guerra finita anche i resti, umani e materiali, servirono per un diverso indirizzo politico: la nascita di un'era dove un cavallo diventa ricordo e retorica. Granieri, lo storico birocciaio, l'impresario di pompe funebri e servizio postale con diligenze, fu senz'altro privato di alcuni dei suoi cavalli da unire agli uomini destinati al macello della guerra. Il figlio, per sue esigenze o per non mancare all'appuntamento con il progresso, acquistò un'Ansaldo, un residuo degli autocarri usati nella Grande Guerra, con l'idea di sostituire il vecchio traino con il motore. Coinvolse altri in questo azzardo, parenti, amici e conoscenti. Il 'mostro' che sostituì i cavalli era con molta probabilità un autotelaio di derivazione militare, un cuore d'acciaio con valvole in testa che ruggiva invece di nitrire. Le foto ci mostrano le sue ruote tipo 'artiglieria', con razze di legno duro, segno di un'epoca di transizione dove il ferro del motore afffidava la sua potenza al legno dei vecchi birocciai. Ogni partenza per Cosenza era un rito: il fragore del motore che scuoteva la scocca artigianale, l'odore acre del lubrificante e quella manovella che, girata con forza, dava il via alla sfida quotidiana contro le pendenze e il fango delle nostre strade. È possibile che l'automezzo fosse stato realizzato da artigiani locali, adattando una vecchia diligenza ad un telaio motorizzato? Difficile dirlo, ma dalla foto in alto quelle ruote in legno raccontano questa versione. Ci fu, probabilmente chi unì il proprio capitale alla perizia tecnica maturata in officina, utilizzando vecchie botteghe artigiane come officine di trasformazione. Insomma, il passaggio dalla "chianca di Granieri" - come era chiamata la spianata che si affacciava su un inferno scosceso - ad una società di azionisti non fu facile e né indolore. Nel giro di pochi anni i debiti non furono onorati, le spese superarono le entrate e l'attesa di un aiuto rimase una speranza. Sto andando braccio, senza conoscere documenti, ma solo sulle informazioni fornite da discendenti di quell'impresa, i quali a loro volta le avevano sentite da genitori e costoro dai loro padri. Posso, però dire che le mie indagini volte a costruire la storia delle famiglie sammarchesi mi rendono partecipe di un vissuto che solidifica quei racconti in storia vera. Non so quali furono i vari passaggi, né come essi si volsero, ma dai racconti, dalle immagini, dai nomi delle famiglie, dalle loro residenze, dai matrimoni, insomma da quell'intrico plastico che hanno lasciato, si intuisce la transizione da un vecchio percorso alla nascita di un nuovo tracciato che la foto in alto conferma nella evidenza di ogni particolare. Debbo fermarmi, perché il lettore non capirebbe da tutta questa retorica quale fu il passaggio successivo, quello che, nato dall'illusione di poter bizzarramente unire il passato al presente, porterà alla nascita dell'attuale azienda di autolinee FATA. Spero di spiegarlo in una prossima puntata. S. Marco Argentano, 26.4.2026 Paolo Chiaselotti
Note
La maggiore difficoltà nel delineare gli eventi che riguardano questa trasformazione derivano dall'assenza di documenti. Tuttavia i nomi di famiglie legate, anche per discendenza spuria, a Granieri, le loro professioni o le attività che intrapresero, fanno daa cornice all'immagine soprastante. Risposta dell'AI ad una mia domanda sulla possibilità di una trasformazione di diligenze in autovetture: "A Gioia del Colle (Puglia): La famiglia Ansaldo locale (omonima della casa produttrice di Genova) gestiva originariamente diligenze e calessi per collegare la Puglia a Napoli. Anche loro intuirono che il futuro era nei motori. In quel periodo (primo dopoguerra), il nome Ansaldo era ovunque perché la fabbrica di Genova aveva prodotto migliaia di autocarri e motori per la Grande Guerra. Vari imprenditori del Sud acquistarono questi mezzi robusti e "di recupero" per avviare le prime autolinee." Pagina iniziale del racconto |
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