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ARRIVO DELLA CORRENTE ELETTRICA: UNA RIVOLUZIONE

di Vincenzo Serra

I mangiatori di patate di V.Van Gogh

Particolare dei "Mangiatori di patate" di V.Van Gogh (da Wikipedia)


Era da tanto che si parlava di un intervento governativo per l'elettrificazione delle campagne, ma nessuno aveva preso sul serio queste voci, finchè negli anni Sessanta vi fu una concreta sterzata; si intuì subito che questa sarebbe stata la volta buona.
Non passò molto tempo che si ebbero i primi segnali: elicotteri che sorvolavano la zona, tecnici con carta e penna che prendevano appunti e successivamente operai intenti a scavare fosse e piantare pali; quì. Le prime novità furono proprio questi ultimi, pali di cemento più solidi e duraturi di quelli tradizionali in legno. Con piacevole sorpresa, in tempi ragionevoli, fummo raggiunti dalla corrente elettrica. Non fu così per tutti, dal momento che alcuni sfortunati, o per carenze nella progettazione o perché fuori dalle linee ordinarie o per qualche motivo sconosciuto, dovettero pazientemente penare per poter godere dei benefici dell'elettricità.

Per poter godere di tali benefici, era necessario innanzitutto attivare diverse procedure, come l'espletamento delle pratiche burocratiche e i lavori di allaciamento, con un gran da fare per elettricisti. Lo stesso gran da fare, per motivi ben diversi, lo misero in atto i venditori di elettrodomestici e materiale elettrico, che si prodigavanno in insistenti corteggiamenti per accaparrarsi la novella clientela.

Per tanta gente questo avvento fu una rivoluzione, in quanto influenzò e cambiò il modo di vivere, di parlare e della stessa tavola. Questo non solo per l'illuminazione che determinò la scomparsa dei vecchi lumi a petrolio, le vecchie lanterne a olio e le più avanzate illuminazioni a gas in bombola, ma soprattutto per la corsa all'acquisto di elettrodomestici ed in particolare della televisione e del frigorifero, che furono i principali artefici di questa rivoluzione silenziosa.

La televisione domina il tempo libero ed ecco che il centro della casa non è più il focolare, ma la stanza dove è collocato il televisore, il quale induce le famiglie a cadenzare la giornata con un occhio agli orari televisivi.

Tramonta il tempo delle favole e cambia anche il ruolo dei nonni, complice il miglioramento qualitativo della vecchiaia con il conseguente pensionamento dello storico bastone. Tramonta il riapparire di fusi e ferri nelle serate invernali e si fa strada un nuovo linguaggio, si sentono nuove parole e nelle chiacchierate come nelle conversazioni, sia quotidiane che occasionali, si inseriscono nuovi argomenti, nuove curiosità e nuovi interessi.

Si parla di moda, di pesonaggi dello spettacolo, di festival, di sport, tutte novità che vengono facilmente acquisite dalle nuove generazioni ma che, in larga parte, creano difficoltà e incomprensioni nelle persone di un'altra età e di un'altra generazione, i quali per lo più apprezzano le cronache e i servizi meteorologici.

Di questa nuova realtà è da evidenziare il fatto che, se da una parte, mette all' angolo la tradizione e alcune certezze secolari, lasciando meno spazio ai rapporti umani ed al dialogo anche familiare, dall'altro lato contribuisce significativamente all'avvicinamento ed all'uniformazione di campagnoli e cittadini, in alcune situazioni appartenenti a due mondi diversi oppure, come si suole dire ai nostri giorni, gente che viveva da separati in casa.

La diffusione del frigorifero e relativo congelatore portò ad un forte ridimensionamento dell'arte della conservazione, che era da sempre stata un pilastro dell'autosufficienza.
L'attività della conservazione era tutto un mondo, mondo ampio e diversificato: si partiva dell'aiuto a costo zero del sole, che mediante l'essiccazione consentiva riserve di frutta (fichi secchi) e di ortaggi ("siccatieddri": peperoni, melanzane, funghi, pomodori oppure i "filari 'i pipazzi"). Sempre al sole si essiccavano i legumi sgusciati, senza dimenticare gli stessi cereali che il nostro sole aveva provveduto ad essiccare nei campi prima della mietitura. Altro aiuto a costo zero veniva dall'affumicatura di carni (come i salumi, guanciale, pancetta) e formaggi. È d'obbligo citare la conservazione per bollitura, come succedeva per le salse in bottiglia o altri prodotti vegetali in boccacci.

Da non dimenticare le conservazioni con l'aiuto di conservanti autoprodotti o di basso costo, fra i quali primeggiava il sale utile sia per la carne che per gli ortaggi. La stessa cosa si può dire per l'olio usato, utilizzato sia per le riserve di carne che di vegetali. Un conservante usato solo per la carne, soprattutto suina, era lo strutto, mentre all'aceto si faceva ricorso solo per le riserve vegetali.

È il momento che segna il declino di questo secolare sistema di fornirsi autonomamente di riserve per i tempi di magra. Esso viene sostituito dalla conservazione industriale, che immette sul mercato prodotti in scatole, boccacci, sottovuoto, congelati o surgelti in larga scelta e a prezzi ragionevoli. Solo di recente ha iniziato a far capolino la rivalutazione della conservazione domestica, forse dettata da una rinata voglia di far da sé, forse per recuperare gli avanzi, forse per una convinzione salutistica o forse per un desiderio di genuinità e tradizione.

Perde inesorabilmente terreno l'autosufficienza, scalzata dalla produzione e spesa di massa, complice il fiorire di supermercati con orari elastici ed una scelta vasta ed universale; senza trascurare che, facendo leva sulla quantità di vendite, potevano limare i prezzi e proporre delle offerte allettanti. Era frequente sentire espressioni tipo: «entro in un solo posto ed in una sola volta, senza la pressione dell'orario e senza che ci pestiamo davanti al bancone, fra prezzi concorrenziali, con calma, posso far quadrare le mie esigenze con le mie tasche».

Ovviamente gli effetti dell'elettrificazione si estesero gradualmente in altri campi e si prolungarono nel tempo, con un impatto sociale, comportamentale e culturale decrescente ed accadde che ognuno, facendo i conti con le proprie tasche, affrontò le nuove necessità con tempi e sforzi conformi alle sue forze e secondo i singoli bisogni: illuminazione, lavatrici, stufe, piccoli elettrodomestici o strumenti di lavoro secondo utilità e possibilità. Lo stesso mercato che aveva conosciuto un momento di grande fermento con il tempo si riassestò e normalizzò.


Milano, 10 maggio 2026

Vincenzo Serra


Vincenzo Serra, nato a San Marco Argentano, dove studiò presso il locale Istituto per Ragionieri, ha trascorso in contrada Prato gli anni della sua giovinezza. I suoi racconti sono puntuali relazioni sulla vita negli anni Cinquanta nelle borgate rurali, frutto di conoscenze dirette e di memorie tramandate da persone più anziane, utili a chi vuole conoscere aspetti culturali e socioeconomici a volte sconosciuti.

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