INDICE ANTISTORIE
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![]() Battaglia di Anzio, Raffaello, Stanze Vaticane. Prigionieri
saraceni fatti schiavi condotti dinanzi al Papa (da Wikipedia)
Nessuno storico dedicherebbe il proprio tempo ad un argomento senza un'adeguata documentazione,
ma poiché la storia si fonda spesso su leggende e fantasiose ricostruzioni voglio
aggiungere anche il mio modesto contributo di antistorico.
Lo faccio nel peggior modo possibile, affermando spudoratamente che agli 'sclavi', compagni di avventure del Guiscardo, si aggiunsero intorno agli anni Ottanta dell'XI secolo anche gli 'albanesi'. La definizione è impropria in quanto l'Albania non esisteva ancora, ma per far comprendere subito a chi legge di quale popolazione si trattasse ho preferito questo termine inappropriato, piuttosto che quello generico di Illiri, in cui rientrano indistintamente varie etnie. Tutti noi sappiamo che l'immigrazione di albanesi avvenne quattro secoli dopo, ma non consideriamo la possibilità che abitanti di quei territori possano essere giunti in Italia in epoca precedente. Come e quando? Ad esempio, portati in Italia come schiavi da Roberto il Guiscardo e, in seguito, dalla stessa moglie Sichelgaita e dai figli Boemondo e Ruggero Borsa. L'idea che i predetti signori normanni si dedicassero alla deportazione di uomini da un territorio, considerato da secoli luogo di approvvigionamento di servi e schiavi, non risponde certamente alla realtà dei fatti, ma che essi abbiano portato con sé prigionieri di guerra è senz'altro probabile. Anche sotto il profilo morale, non ci sarebbe una grande differenza, se non dell'uso della forza invece del denaro. Vediamo di capire se tale probabilità ha un fondamento oppure se è campata in aria. Parto da una documentazione ineccepibile riguardante il tentativo di Roberto il Guiscardo di occupare le terre dell'imperatore bizantino Alessio Comneno. Goffredo Malaterra, nel capitolo XXIV del libro terzo delle Gesta di Ruggero e Roberto d'Altavilla, afferma che il duca normanno prima di imbarcarsi da Otranto per raggiungere le coste della penisola balcanica invia quindici navi con a bordo suoi uomini con il compito di riferirgli la situazione al di là del mare. Chi sono costoro? Lo storico li definisce un "vulgus imbecille", l'equivalente di imbelli, ovvero non erano soldati o cavalieri (i due termini si equivalevano), quindi semplici fanti. poiché in altra parte della cronaca del Malaterra, con riferimento ad un'azione militare condotta in Puglia, Roberto utilizza fanti "cusentinos", trattandosi nel nostro caso di territori ignoti ai normanni, dobbiamo ritenere che Roberto abbia fatto ricorso all'esperienza di sclavi conoscitori di quelle terre. Una conferma in tal senso viene da Guglielmo di Puglia come ho già fatto rilevare in altra pagina dell'antistoria. Il fatto che egli possa aver inviato allo sbaraglio non solo "gente imbelle" ma addirittura ignara dei luoghi, farebbe legittimamente pensare che il vero imbecille, nel significato che noi oggi attribuiamo a questa parola, fosse proprio lui. Conclusione: quegli uomini sapevano quale rotta seguire e conoscevano i luoghi. Chi potevano essere se non gente di origine slava di cui il Guiscardo si fidava pienamente? Per essere tali dovevano essere al suo seguito da più tempo, e chi altri potevano essere se non i fanti del territorio cosentino, inclusa San Marco? Bene, se questo aspetto è quanto meno plausibile, dobbiamo dedurre che il servizio di popolazioni non normanne, quindi di fanti, esploratori e servi di ogni genere fosse non solo necessario, ma indispensabile. Per dirla in manera cruda, gli schiavi erano 'merce' preziosa che occupava uno dei primi posti nelle conquiste dei vincitori. A questo punto dobbiamo chiederci: che fine fecero i prigionieri di ogni genere, uomini, donne, bambini, caduti in mano del Guiscardo in occasione dei vari assedi, il più importante dei quali fu quello di Durazzo? Certamente venivano asserviti e utilizzati per le mansioni che i loro padroni ritenevano più utili. Quando Roberto fece ritorno in Italia per soccorrere il papa, è molto probabile, anche se le cronache non ne parlano, che egli abbia portato con sé un certo numero di costoro. Del resto, le cronache non parlano neppure dei preziosi e del bottino di guerra in generale sottratto al nemico con la forza dai vincitori. In quanto agli esseri umani, nessuno a quel tempo si chiedeva chi fossero e a quale etnia o popolo appartenessero, neppure gli storici, trattandosi di schiavi. È indubbio, però, che si trattava di persone che abitavano le stesse terre da cui secoli dopo partirono gli arbëreshë condotti da Giorgio Castriota Skanderbeg. A costoro furono assegnati territori in Italia che per le considerazioni sopra esposte erano già occupati dalle popolazioni che genericamente furono chiamate sclavi, sclaveni o illiri. o, in alcuni, casi si insediarono in luoghi strettamente adiacenti. Se come ha fatto rilevare il prof De Rosa, Boemondo, in assenza del Guiscardo, conquistò Ocrida (oggi Ohrid) ai confini tra l'attuale Albania e la Macedonia, dopo aver affrontato una tribù di popolazioni slave, i Berziti e Bereziti, dobbiamo ritenere che anch'egli 'importò' prigionieri nei territori della Puglia e della Calabria su cui aveva dominio o influenza. Non è un caso che il vasto territorio di Santa Vennera, che compare nella donazione del Guiscardo e di Sichelgaita all'abbazia della Matina, comprenda due località che portano il nome di Perizito e di Opoli (in seguito ... fatto santo!), entrambi nomi che riconducono al popolo sopra detto e alla forma insediamento non fortificata tipica di popolazioni slave (opole). Dove si trovano queste aree? Non presso Santa Maria, la Vardara, Pie' la Silica ecc, ma sul versante occidentale che, guarda caso, era il percorso che a monte (la Conicella) conduce verso i paesi arbëreshë. Non è, dunque, improbabile che queste nuove popolazioni slave-illiriche siano ste dislocate lungo quel percorso che diventerà secoli dopo insediamento arbëreshë. E fin dove queste popolazioni schiavizzate sarebbero state dislocate? Pensando ai 'cusentini', ovvero agli sclavi che già erano stanziati nei territori in Val di Crati, credo che la 'merce umana' importata dai nostri amici normanni fosse stata distribuita in tutto quel vasto territorio. Partendo da San Marco, anzi da Malvito, in un percorso da Bucito a Bucita, che darebbe corpo e senso alla Via Malvitana recentemente scoperta dall'amico Enrico Tassone. Fantasie? Direi che, se così fosse, la causa risiederebbe in una metodica, continua e interessata occultazione di verità storiche. Vi prometto di svelarne qualcuna in una prossima puntata dell'Antistoria. Paolo Chiaselotti S. Marco Argentano, 16.1.2026
Note
Sugli argomenti sopra trattati vedi Grazie a Ruggero ... A tia lupu ... I cusentini ... Slavi i primi abitanti di S.Marco? |
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